Londra, 10 marzo 2026 – Si è aperto oggi a Londra, presso il Competition Appeal Tribunal, il processo per una class action da circa 2 miliardi di sterline (2,3 miliardi di euro) contro il colosso giapponese Sony. L’accusa riguarda un presunto abuso di posizione dominante nella vendita di software digitale sulla piattaforma PlayStation, con l’addebito di una commissione del 30% su ogni gioco o contenuto acquistato nello store ufficiale.
La causa contro Sony per il prezzo dei giochi di PlayStation
La causa è stata promossa nel 2022 da Alex Neill, responsabile del sito di tutela dei consumatori Resolver, a nome di circa 12,2 milioni di giocatori britannici. Secondo i querelanti, Sony avrebbe mantenuto un controllo quasi monopolistico sulla distribuzione digitale dei giochi su PlayStation, imponendo prezzi eccessivi rispetto a piattaforme concorrenti, come quelle per PC, dove le commissioni oscillano tra il 12% e il 20%. L’azione legale contesta inoltre che le meccaniche di monetizzazione dei giochi, come l’acquisto di contenuti aggiuntivi e funzionalità, incentivino la spesa anche da parte di utenti minorenni.
Robert Palmer, legale dei querelanti, ha dichiarato in udienza che Sony ha adottato una strategia sistematica per escludere la concorrenza, vincolando tutte le vendite di giochi digitali al proprio store e influenzando così i prezzi finali, ritenuti “sproporzionati rispetto ai costi effettivi del servizio”. Se la causa avrà esito favorevole, ogni utente che abbia acquistato giochi digitali su PlayStation negli ultimi dieci anni, fino a febbraio 2026, potrebbe ricevere un risarcimento medio di 162 sterline (circa 185 euro).
Contesto e durata del processo
Il procedimento giudiziario si inserisce in un contesto di crescente attenzione delle autorità britanniche verso il potere delle grandi piattaforme digitali. Solo nel 2025, sempre a Londra, la società Apple è stata condannata per abuso di posizione dominante e per le commissioni ritenute eccessive sull’App Store. Sony, da parte sua, difende la propria politica commerciale giustificando i costi con gli investimenti in hardware, infrastrutture digitali, sicurezza e sviluppo, sostenendo che le commissioni contribuiscono a sostenere l’intero ecosistema della piattaforma.
Il processo civile, previsto per una durata di circa dieci settimane, rappresenta una delle più rilevanti battaglie legali nel settore del gaming digitale in Europa, con un valore economico stimato in quasi 2 miliardi di sterline. La vicenda è seguita con attenzione sia dagli operatori del mercato che dai milioni di consumatori coinvolti.






