Milano, 3 febbraio 2026 – Una nuova opera di street art è stata affissa nella serata di martedì 3 febbraio in via Ripamonti, a pochi passi dal Villaggio Olimpico di Scalo Porta Romana, cuore pulsante delle prossime Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. L’iniziativa, frutto del lavoro degli artisti e attivisti Cristina Donati Meyer e D.Egon, si configura come un potente atto di denuncia contro la presenza degli agenti americani dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) durante l’evento sportivo internazionale.
“Milano on ICE”: un messaggio di protesta visiva

L’opera, intitolata “Milano on ICE”, si sviluppa su pannelli di un cantiere e si presenta come un’immagine fortemente simbolica e carica di tensione politica. In alto, i classici cinque cerchi olimpici sono rappresentati, ma con una significativa alterazione: il cerchio rosso, tradizionalmente associato all’America, è sostituito da un quadrato. Questa scelta grafica vuole rappresentare una frattura, un distacco dai valori di libertà e giustizia che dovrebbero ispirare l’evento. Per D.Egon, il quadrato simboleggia un’America che, specialmente sotto l’amministrazione Trump, ha trasformato il controllo delle frontiere in un atto di violenza istituzionale.
All’interno degli altri cerchi, sono ritratti i volti di vittime simboliche di questa politica repressiva: Liam Ramos, un bambino di cinque anni arrestato dall’ICE, e Renee Nicole Good e Alex Pretti, entrambi uccisi durante operazioni della stessa agenzia.
Denuncia e provocazione attraverso l’arte
Nella parte inferiore dell’opera spiccano due figure armate, immediatamente riconoscibili come soldati dell’ICE. Sulle loro giubbe campeggia una svastica, un elemento di forte denuncia visiva che Cristina Donati Meyer utilizza per stabilire un parallelo tra le pratiche di repressione, disumanizzazione e violenza sistemica odierne e le ideologie totalitarie del Novecento. L’intento è quello di interrogare lo spettatore sulla pericolosità del riemergere di forme di autoritarismo, che si presentano oggi con nuove sigle e contesti, ma che mantengono una matrice di oppressione.
L’opera si inserisce nel dibattito pubblico che accompagna l’organizzazione delle Olimpiadi, evento che, oltre a portare prestigio e visibilità, suscita anche riflessioni critiche sulle implicazioni politiche e sociali legate alla sicurezza e all’immigrazione.
Questa iniziativa si aggiunge alle numerose manifestazioni culturali e artistiche che animano Milano in questo periodo di grande fermento, in vista dell’arrivo della fiamma olimpica previsto per il 5 e 6 febbraio, con un percorso che attraverserà le principali piazze e vie della città.






