Roma, 21 febbraio 2026 – La decisione del Comitato Paralimpico Internazionale (CPI) di permettere agli atleti russi e bielorussi di partecipare alle Paralimpiadi con divise, bandiere e inni nazionali continua a suscitare reazioni nel mondo dello sport. A Casa Italia, il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha espresso il suo profondo disappunto per questa scelta, sottolineando le implicazioni che essa comporta per l’intero sistema paralimpico internazionale.
Il punto di vista di Andrea Abodi sulla decisione del CPI

Secondo il ministro Abodi, la decisione adottata a settembre scorso dal CPI è formalmente legittima, poiché il Comitato paralimpico gode di autonomia rispetto al Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che ha invece optato per un approccio diverso riguardo alla partecipazione degli atleti russi e bielorussi. Tuttavia, ha evidenziato come la legittimità giuridica non escluda il diritto di esprimere un’opinione critica. “Siamo sconcertati da questa decisione, che secondo me mette in difficoltà un po’ tutto il sistema paralimpico,” ha affermato Abodi, auspicando che la scelta possa essere oggetto di una nuova valutazione in futuro.
Il ministro ha inoltre sottolineato il delicato bilanciamento tra la tutela degli atleti e il rispetto dei sentimenti del popolo ucraino, che continua a vivere una situazione di forte tensione e sofferenza. “La tutela degli atleti è fondamentale, ma la tutela anche dei sentimenti del popolo ucraino non può essere trascurata né mortificata,” ha dichiarato, evidenziando la complessità di un tema che coinvolge non solo lo sport ma anche aspetti etici e politici di grande rilevanza.
Le differenze tra CPI e CIO: un dibattito aperto
La divergenza tra le decisioni del CPI e del CIO riflette un dibattito più ampio sulle modalità di gestione delle competizioni internazionali in un contesto geopolitico ancora fortemente segnato dal conflitto in Ucraina. Mentre il CIO ha adottato una linea più restrittiva, escludendo la partecipazione con simboli nazionali, il CPI ha scelto di consentire agli atleti russi e bielorussi di competere con piena rappresentanza simbolica. Questa differenza ha generato discussioni non solo a livello istituzionale, ma anche tra gli atleti, le federazioni sportive e il pubblico.
Il richiamo di Abodi alla rivalutazione della decisione del CPI si inserisce in questa cornice di tensioni, ponendo l’accento sulla necessità di trovare un equilibrio che possa garantire la tutela dei diritti degli atleti senza trascurare le sensibilità delle nazioni coinvolte nel conflitto. La questione rimane aperta e al centro dell’attenzione delle autorità sportive internazionali, che dovranno confrontarsi con le difficoltà legate alla gestione di eventi di portata globale in un contesto geopolitico complesso.






