Dall’inizio dei Giochi Olimpici Invernali gli store ufficiali del merchandising nel cuore di Milano sono diventati meta fissa di turisti, visitatori e cittadini. Attese anche di ore pur di portarsi a casa un ricordo di un evento di tale portata mondiale. Anche in questa edizione, la caccia alle spille si conferma una vera tendenza, quasi un rito collettivo per attestare la propria presenza nei luoghi olimpici. Tra felpe, cappelli e gadget Limited Edition, gli scaffali vengono presi d’assalto fin dalle prime ore di apertura.
Alcuni punti vendita, come il megastore in piazza del Duomo, erano già operativi dallo scorso settembre, altri hanno aperto a ridosso dell’avvio dei Giochi di Milano-Cortina. Davanti al pop-up in piazza Castello, due turiste americane mostrano entusiaste la loro collezione di spille e felpe appena acquistate. “I prezzi? Non posso credere di aver speso così tanto. Ma non mi importa. Siamo qui, nella città più bella del mondo”, dicono. E poi scherzano: “Si vive una volta sola. Stiamo spendendo tutti i nostri soldi qui, domani si dovrà tornare al lavoro”. Poco dopo festeggiano anche l’acquisto dei biglietti per una gara. Un’altra cittadina statunitense, residente in Francia e arrivata a Milano per assistere alle competizioni, osserva: “Per gli standard europei i prezzi del merchandising e dei biglietti sono un po’ alti. Per gli americani, invece, sono nella norma”. Diversa è la percezione di molti italiani: “Ci aspettavamo questi prezzi. Dopotutto, sono in linea con quelli del centro città”. La vera critica riguarda piuttosto le modalità di pagamento: “Accettano solo contanti o carte del circuito Visa, poco diffuse in Italia. Lo troviamo limitante, quasi un’imposizione. E per molti stranieri prelevare contanti all’estero è anche un costo aggiuntivo”. C’è chi guarda solo la coda e dice: “Davvero? Tornerò quando la situazione si calmerà. Sono figlio del capitalismo e voglio anche io qualcosa di Milano-Cortina”. Due giovani piemontesi, appena usciti dal megastore, ricordano le Olimpiadi di Torino 2006 e commentano: “Forse alcuni prodotti costano un po’ di più di quanto ti aspetteresti”, ma per avere un ricordo si può fare uno sforzo.
A fine giornata gli store si svuotano, lasciando fuori pile di scatole di cartone vuote pronte per essere ritirate. “Cercavo un cappellino azzurro ma non l’ho trovato. Ora proverò ad andare nel megastore del Duomo. I prezzi sono molto molto alti”, afferma un ragazzo uscendo a mani vuote dal pop-up in piazza San Babila. C’è anche chi decide di non acquistare ma resta piacevolmente sorpreso: “Siamo rimasti colpiti positivamente dai prezzi perché non erano troppo eccessivi, ci aspettavamo di peggio per un evento così grande. Certo, i prodotti di alta qualità si pagano”.
Fonte: Nicoletta Totaro - Olimpiadi 2026, code agli store ufficiali: "Prezzi ok, ma assurdo pagare solo con Visa o contanti"






