Myriam Sylla non è solo un’icona del volley mondiale, ma un uragano di energia e schiettezza. Tornata come ospite nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan, la schiacciatrice azzurra ha ripercorso le tappe di un periodo intenso, segnato da trionfi storici e da una scelta coraggiosa: lasciare l’Italia per la Turchia. Tra una battuta sul suo nuovo piercing al naso, che il padre non sembra gradire affatto — “Dice che sembro un animale” — e il racconto della sua nuova vita a Istanbul, Myriam ha mostrato il volto umano di una campionessa che, nonostante le medaglie, non ha paura di ammettere le proprie fragilità.

Il coraggio di cambiare: Istanbul e la “rinascita” turca
La decisione di trasferirsi al Galatasaray non è stata solo una scelta professionale, ma una necessità interiore. Myriam Sylla ha confessato che il periodo precedente al mondiale è stato complesso: “Mi sono persa un attimo prima del mondiale, non sempre quando succedono le cose belle vuol dire che va tutto bene ed è tutto perfetto”. Uscire dalla propria zona di comfort era l’unico modo per “riscrivere” la propria storia su una pagina bianca.
A Istanbul, Sylla ha trovato un ambiente che la venera: “In società mi trattano benissimo, mi sento una regina”. La passione turca per il volley è travolgente, tanto che persino i tassisti la riconoscono per strada fermando il traffico per una foto. Nonostante la distanza e le sfide linguistiche, Myriam ha mantenuto un legame fortissimo con l’Italia, anche attraverso il progetto “Breaking Net” condiviso con l’amica e compagna Alessia Orro, anche lei ora in Turchia. La schiacciatrice ha inoltre sottolineato il valore del campionato turco, descrivendolo come un polo d’eccellenza dove lo sport è vissuto con un senso di appartenenza viscerale.
Oltre il campo: ginocchia, famiglia e il sogno De Filippi
Nonostante sia all’apice della carriera, Myriam Sylla guarda al futuro con pragmatismo. A 30 anni, la riflessione sul dopo-volley si fa concreta, dettata anche dai sacrifici fisici: “Ho le ginocchia messe peggio di una signora di 95 anni”, ha ironizzato, spiegando che i tendini sono ormai usurati dai troppi salti. Questo logorio fisico alimenta il desiderio di nuove priorità, come quella di formare una famiglia: “Voglio fare una famiglia e avere dei figli, sono più vicina alla fine che all’inizio della carriera”.
Il post-agonismo di Myriam, tuttavia, non sembra essere legato alla panchina — “In panchina non c’è più niente, ho dato tutto” — ma piuttosto al mondo dell’intrattenimento. Il suo sogno nel cassetto rimane una collaborazione con Maria De Filippi, un obiettivo che insegue con la stessa determinazione con cui affronta un muro avversario. Tra un ricordo della gioia olimpica e il “vuoto” sereno dopo la vittoria mondiale, Myriam Sylla conferma di essere una donna che vive di emozioni vere, pronta a “tagliare i rami secchi” per proteggere la propria felicità e il proprio equilibrio.






