Mentre il capoluogo lombardo si riempie di turisti accorsi per i Giochi Invernali, in quello che dovrebbe essere il mese più vibrante per Milano e per l’Italia intera, l’atmosfera olimpica resta confinata in poche zone. Nelle aree più centrali di Milano, come corso Vittorio Emanuele e piazza del Duomo, luminarie e pannelli pubblicitari provano a evocare la grandezza dell’evento. Ma se un viaggiatore percorresse corso Monforte da piazza Tricolore fino a San Babila, si accorgerebbe dell’appuntamento di portata mondiale solo all’arrivo in piazza, accolto da varie installazioni e un pop-up dove acquistare merchandising olimpico. La prima olimpiade diffusa risulta dunque tale anche nella sua rappresentazione urbana a macchia di leopardo: frammentata e discontinua. La corsa contro il tempo per curare i dettagli, evidentemente, non ha riguardato la comunicazione visiva in tutta la città. Al di fuori delle pensiline delle fermate dei tram, i cartelli sono sporadici, quasi assenti lungo le vie e nelle stazioni della metropolitana. Basti imboccare una strada laterale e allontanarsi di pochi metri dai luoghi più centrali e commerciali perché l’atmosfera del sogno olimpico si spegna del tutto. La città appare spoglia, in alcune zone non c’è traccia dei Giochi, come in via Paolo Sarpi già pronta ad accogliere il Capodanno cinese del primo marzo. All’angolo tra via Farini e Cenisio restano ancora decine di transenne utilizzate la sera del 5 febbraio per bloccare il traffico e consentire il passaggio delle auto delle delegazioni dirette alla cena di gala alla Fabbrica del Vapore.






