Cortina d’Ampezzo, 14 febbraio 2026 – La vicenda di Rebecca Passler, giovane biatleta italiana, continua a tenere banco nel contesto delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, dopo la revoca della sospensione cautelare per positività al letrozolo, un farmaco antitumorale vietato dal codice antidoping. Nonostante la decisione favorevole della Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia, permangono dubbi e rischi sul suo impiego nelle competizioni, in particolare nella staffetta femminile in programma il prossimo 18 febbraio a Cortina d’Ampezzo.
La battaglia legale e i motivi della revoca della sospensione
La positività al letrozolo è stata rilevata a seguito di un controllo antidoping effettuato il 26 gennaio 2026, fuori competizione, pochi giorni dopo una gara di Coppa del Mondo a Nové Mesto. L’atleta ha sostenuto che la contaminazione sarebbe avvenuta in modo involontario, a causa di una contaminazione domestica: il farmaco è assunto quotidianamente dalla madre di Passler, affetta da carcinoma mammario e in terapia endocrina dal giugno 2025. La sostanza sarebbe stata trasferita nelle urine dell’atleta attraverso utensili da cucina condivisi, in particolare un cucchiaio usato per la Nutella.

La giustizia sportiva italiana ha riconosciuto l’assenza di dolo e negligenza da parte di Passler, diversamente da precedenti casi come quello della tennista Sara Errani, sanzionata per «omessa vigilanza». L’avvocato Ernesto De Toni, che ha assistito Passler con la consulenza della tossicologa Elia Del Borrello, ha sottolineato come l’atleta non fosse a conoscenza della terapia della madre, che avrebbe volutamente taciuto la malattia per non influenzare il percorso sportivo della figlia. Per questo motivo, il Tribunale antidoping ha revocato la sospensione cautelare, consentendo a Passler di partecipare ai Giochi Olimpici, pur in attesa di un giudizio definitivo.
Rischio squalifica e incertezza sulla staffetta
Nonostante la revoca della sospensione, la Procura Nazionale Antidoping potrebbe procedere con un deferimento formale e l’avvio di un processo sportivo che potrebbe portare a una squalifica dell’atleta. La durata e la decorrenza di un’eventuale sanzione sono determinanti per il destino della staffetta italiana: una squalifica che decorra dal 2 febbraio e si protragga per oltre due settimane comprometterebbe la possibilità per il quartetto femminile di conquistare una medaglia.
Secondo il Codice Sportivo Antidoping, il Tribunale ha la facoltà di disporre la decorrenza della squalifica dalla sentenza finale per ragioni di equità, preservando i risultati olimpici, anche se questa ipotesi è ritenuta improbabile. La vicenda di Passler ha creato un precedente giurisprudenziale nel diritto sportivo antidoping italiano, evidenziando le differenze tra la giustizia sportiva nazionale, che non prevede appello, e quella internazionale, che invece lo consente. Il Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna si è infatti dichiarato privo di giurisdizione sul ricorso presentato dall’atleta.
La biatleta, originaria di Brunico e residente ad Anterselva, località che ospita alcune gare olimpiche di biathlon, potrà unirsi al team azzurro a partire dal 16 febbraio per prepararsi alle ultime competizioni. Nel frattempo, resta alta la tensione e l’incertezza sulla sua presenza nelle gare individuali, che rischiano di essere compromesse dalla vicenda, mentre la staffetta rappresenta l’ultima speranza per la sua partecipazione attiva ai Giochi.






