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Home Sport

Franco Bragagna: “Le Olimpiadi sono diverse da tutto. Che delusione il mio pensionamento”

Dalle notti insonni dopo la perdita della memoria al "febrone" di Tokyo 2021: ritratto di un uomo che ha trasformato la telecronaca sportiva in un atto di pura emozione e precisione filologica

by Marco Viscomi
9 Febbraio 2026
Franco Bragagna

Franco Bragagna | Instagram - @bsmt_basement

Milano, 9 febbraio 2026 – Di fronte al microfono di Gianluca Gazzoli, nello studio del BSMT, Franco Bragagna non sembra un uomo che ha appena varcato la soglia della pensione. Nonostante dal 31 dicembre scorso faccia ufficialmente parte della schiera degli assistiti dall’INPS, dopo oltre 35 anni di carriera in RAI, la sua voce mantiene intatta quella vibrazione che ha accompagnato le imprese di generazioni di atleti. Bragagna, “più vicino ai 70 che ai 60“, si definisce ancora oggi “più una voce che un volto“, un uomo che si emoziona ancora davanti a un microfono e che non sa dire cose non vere.

“Sta per succedere una cosa”: il miracolo di Tokyo

L’intervista non poteva che partire dal momento che lo ha reso un’icona pop anche per i più giovani: la finale della staffetta 4×100 a Tokyo 2021. Quella frase, “sta per succedere una cosa“, pronunciata durante il cambio tra Jacobs e Desalu, è diventata leggendaria. Bragagna racconta il dietro le quinte di quell’intuizione: “In terza frazione, cambio quasi favoloso… questo va come una spia e a me scappa di dire ‘sta per succedere una cosa’ perché dentro ho detto: ragazzi, andiamo a vincere“. Un’emozione trasformatasi poi in quel “37 e mezzo” (il tempo della vittoria) che Bragagna ha ribattezzato come un “febbrone da cavallo“.

Ma cosa rende un’Olimpiade diversa da qualsiasi altro evento? Per Bragagna è lo Spirito Olimpico. Cita Maurice Greene che piange come un bambino dopo l’oro, o Novak Djokovic che, pur avendo vinto tutto, scoppia in lacrime a Parigi perché gli mancava solo quel titolo. “Chi non lo capisce si sta perdendo qualcosa… è dentro, accade lì” spiega con la passione di chi ha vissuto 17 edizioni dei Giochi sul posto.

 

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Franco Bragagna e il dramma del 1991: quando la memoria si spense

Uno dei momenti più toccanti dell’intervista riguarda un episodio privato che avrebbe potuto distruggere la sua carriera. Il 5 gennaio 1991, Franco Bragagna cadde dalle scale della sede RAI di Bolzano. Al risveglio, il buio: aveva perso la memoria. “Non sapevo chi fossi… non sapevo di avere un bambino, di avere una compagna“.

In quel momento drammatico, fu la moglie Gabriella a prenderlo per mano, raccontandogli la sua stessa vita. Curiosamente, i ricordi sportivi erano rimasti “settati” a vent’anni prima: conosceva i record del mondo degli anni ’70, ma non quelli attuali. Fu un recupero lento, durante il quale persino il collega Ezio Zermiani andò a fargli visita in ospedale per ricordargli che era un giornalista della RAI. Oggi, Bragagna scherza sulla sua memoria prodigiosa, definendola la sua “scialuppa” e il suo “ausilio” principale, capace di fargli ricordare dettagli minimi di eventi passati decenni prima.

La pignoleria come forma di rispetto

Franco Bragagna è celebre per la sua precisione maniacale nelle pronunce, un tratto che attribuisce al suo essere un “uomo di confine“, nato a Padova ma cresciuto a Bolzano. “Se c’è una cosa che mi dà fastidio dell’italiano medio… è quella di non saper pronunciare la ‘h’ aspirata“. Per lui, pronunciare correttamente il nome di un atleta non è snobismo, ma un dovere professionale e una forma di rispetto. Ricorda con nostalgia i tempi in cui in RAI esisteva il DOP (Dizionario di ortografia e pronunzia), una legge ferrea per chiunque si avvicinasse al microfono.

Questa etica del lavoro si riflette anche nel suo approccio alla telecronaca: mai scriversi nulla. “Fatevi sorprendere“, consiglia ai giovani, “perché la sorpresa del telecronista è notizia“. Il segreto è non sovrastare l’evento: “Tu sei un privilegiato ad essere lì… non devi aggiungerci niente di tuo“.

Franco Bragagna e Gianluca Gazzoli
Franco Bragagna e Gianluca Gazzoli | Instagram – @bsmt_basement

Critiche e polemiche: Milano-Cortina e il caso Schwazer

Franco Bragagna non risparmia critiche al sistema sportivo italiano. Esprime forte preoccupazione per le infrastrutture di Milano in vista delle Olimpiadi del 2026, definendo la situazione “indietro” e denunciando la mancanza di impianti adeguati per l’atletica in una città che dovrebbe essere la “quinta essenza dell’olimpismo“. Critica inoltre la gestione dei tedofori per Milano-Cortina, stigmatizzando l’esclusione di leggende come Kristian Ghedina o Maurilio De Zolt a favore di personaggi dello spettacolo o sponsor.

Sul tema del doping, la sua posizione è netta e coraggiosa. Riguardo ad Alex Schwazer, Bragagna ammette la delusione personale: “Mi ha profondamente deluso… le sentenze parlano chiaro“. Pur concedendo il diritto a una prova d’appello, non crede alla tesi del complotto per la seconda positività: “Io l’ho approfondita guardando i dispositivi delle sentenze… se io dico una cosa non può essere falsa“. Diverso il discorso per Jannik Sinner, il cui caso definisce “doping inconsapevolissimo“, pur sottolineando che i regolamenti attuali sono rigidi e vanno applicati, anche se meriterebbero una revisione.

Il Pantheon degli atleti secondo Franco Bragagna

Quando si parla di grandezza assoluta, Franco Bragagna non ha dubbi: Usain Bolt è il più grande sportivo di sempre. “Un uomo di quasi 2 metri che correva con la coordinazione di Pozzecco… i suoi record rimangono inavvicinabili“. Tra gli italiani, il suo cuore resta legato a Pietro Mennea, l’atleta che batteva gli americani nonostante non fosse fisicamente prestante.

Tuttavia, riconosce che l’attuale generazione, la “Generazione Baldini” (così chiamata perché cresciuta sotto la direzione tecnica di Stefano Baldini), è la più forte di sempre. Da Jacobs a Tamberi (“un moltiplicatore di attenzione“), fino ai nuovi talenti come Mattia Furlani e le giovani velociste di origine straniera, Bragagna vede un’Italia finalmente integrata e vincente.

Un addio (forse) senza ciliegina

L’amarezza traspare quando si parla della fine del suo rapporto con la RAI. A causa di un accumulo di ferie non godute (“ero talmente appassionato che non le facevo“), l’azienda lo ha costretto a fermarsi prima dei Mondiali di Tokyo e delle Olimpiadi di casa. “L’idea di Tokyo… sarebbe stata la ciliegiona grande su una torta bellissima“.

Nonostante questo finale burocratico, Bragagna rimane quello che Pierluigi Pardo ha definito una “leggenda vivente“. Un uomo che ha commentato tra i 50 e i 60 sport diversi, partendo dall’hockey su ghiaccio della sua Bolzano per arrivare all’atletica mondiale, sempre guidato da quello che chiama “fuoco sacro“. “Sono stato pagato per una cosa per la quale io avrei pagato“, conclude, sintetizzando una vita intera dedicata al racconto della bellezza del gesto sportivo.

Tags: BSMTFranco BragagnaGianluca Gazzoli

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