Mosca, 19 febbraio 2026 – «Lo sport non dovrebbe mai diventare vittima della politica, dovrebbe essere libero dalla politica». Questa la posizione espressa dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in merito alla decisione di ammettere gli atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi di Milano-Cortina di quest’anno, consentendo loro di gareggiare sotto le rispettive bandiere nazionali e con gli inni ufficiali. Le reazioni dell’Ucraina, ma anche del governo italiano, che si sono mostrate fortemente contrarie a questa scelta, a detta di Peskov «dicono esattamente il contrario».
Il punto di vista del Cremlino sulle Paralimpiadi
Nel corso di una dichiarazione rilanciata dalle agenzie russe, Dmitry Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin, ha sottolineato come lo sport debba rimanere un ambito separato dalla politica. La decisione di permettere agli atleti di Russia e Bielorussia di partecipare alle competizioni paralimpiche con i simboli nazionali è stata motivata con la volontà di tutelare il diritto degli sportivi a competere liberamente, nonostante le tensioni geopolitiche in corso.
La posizione del Cremlino si inserisce in un contesto di forte contrasto con l’Ucraina, che ha espresso aperte critiche e preoccupazioni sull’ammissione di tali atleti, percepita come una possibile legittimazione politica in un momento di conflitto tra i due Paesi.
Dmitry Peskov, una figura chiave del Cremlino
Nato a Mosca nel 1967, Dmitry Sergeevich Peskov è da oltre un decennio il volto ufficiale della comunicazione del Cremlino. Laureato presso l’Università statale di Mosca, Peskov ricopre il ruolo di portavoce del presidente russo Vladimir Putin dal 2012. La sua carriera politica e diplomatica lo ha visto coinvolto in numerose crisi internazionali, assumendo spesso posizioni di difesa delle politiche governative, in particolare riguardo al conflitto ucraino.
La sua recente dichiarazione sulle Paralimpiadi riflette una linea coerente con il messaggio ufficiale del Cremlino che, pur sotto pressioni internazionali, intende mantenere una separazione tra sport e politica, ribadendo il diritto degli atleti russi e bielorussi di partecipare alle competizioni internazionali con i propri simboli nazionali.






