Milano, 12 febbraio 2026 – Si è concluso senza un accordo il confronto tra il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e l’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, protagonista di una controversia legata all’utilizzo di un casco commemorativo durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. La presidente del CIO, Kirsty Coventry, e il portavoce Mark Adams hanno confermato stamani la squalifica di Heraskevych, che aveva deciso di gareggiare con un casco decorato con i volti di atleti ucraini vittime del conflitto russo-ucraino.
Il casco della memoria vietato dal CIO

L’atleta ucraino, primo rappresentante del suo paese nella disciplina dello skeleton, aveva annunciato la volontà di utilizzare un casco personalizzato che riportava le immagini di 24 connazionali caduti durante la guerra, tra cui atleti e militari, come il pesista Alina Peregudova, il pugile Pavlo Ischenko e il pattinatore Dmytro Sharpar. Heraskevych ha spiegato: “Alcuni di loro erano miei amici e meritano di essere con me il giorno della gara”. Tuttavia, il CIO ha imposto il divieto di indossare il casco in gara, citando la Regola 50.2 della Carta Olimpica, che proibisce qualsiasi manifestazione politica durante le competizioni sportive.
Mark Adams ha dichiarato: “Gli era stato concesso di mostrare il casco prima e dopo la sua performance, ma non possiamo permettere che ogni atleta invii messaggi politici nelle gare, considerando che ci sono oltre 130 conflitti nel mondo”. Il CIO ha offerto all’atleta la possibilità di indossare una fascia nera a lutto come compromesso, proposta però rifiutata da Heraskevych.
La reazione di Zelensky e la posizione dell’Ucraina
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso il proprio sostegno all’atleta, definendo il casco come un gesto di memoria fondamentale: “Ricorda al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere considerata un’inopportuna manifestazione politica”. La prima ministra di Kiev, Yulia Svyrydenko, ha aggiunto che “ricordare i morti non è politica, è dignità”, sottolineando come oltre 650 atleti ucraini siano stati uccisi nel conflitto e non potranno mai competere ai Giochi.
Nonostante le pressioni e l’appello del Comitato Olimpico Nazionale Ucraino, il CIO ha mantenuto la sua posizione rigida, ribadendo la necessità di mantenere separati sport e politica all’interno delle sedi olimpiche. Heraskevych si è dichiarato pronto ad accettare la squalifica, sottolineando che “una medaglia vale meno della memoria e della vita delle persone ritratte sul casco”.
Il caso ha suscitato ampio dibattito sul ruolo dello sport come piattaforma di pace e sulla gestione delle espressioni personali degli atleti all’interno di eventi internazionali di grande rilevanza.






