Milano, 12 febbraio 2026 – Una mattinata carica di emozioni e rammarico quella vissuta allo Sliding Centre di Cortina, dove l’atleta Vladyslav Heraskevych è stato squalificato per aver indossato un casco non conforme al regolamento durante la gara. A commentare l’accaduto è stata la presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Kirsty Coventry, che ha espresso il proprio dispiacere per non essere riusciti a trovare una soluzione che gli permettesse di competere.
Il confronto tra Coventry e Heraskevych allo Sliding Centre

La presidente del CIO ha raccontato di aver incontrato Heraskevych dopo la decisione di squalifica: “Non credo che stessimo piangendo, ma lui è un atleta, non gli stavo parlando in quella stanza come presidente, gli stavo parlando come atleta“. Coventry ha sottolineato la complessità del ruolo che le regole giocano nello sport: “Abbiamo regole per cercare di essere equi, e anche per permettere agli atleti di esprimersi ma anche di essere al sicuro”.
La questione del casco non regolamentare ha suscitato grande emozione, ma la presidente ha ribadito che l’applicazione del regolamento è fondamentale per garantire la sicurezza e l’equità delle competizioni. “Purtroppo non siamo riusciti a trovare una soluzione. Avrei voluto davvero vederlo gareggiare oggi. È stata una mattinata commovente”, ha aggiunto Coventry, evidenziando il peso della decisione presa.
Il divieto di messaggi politici nelle gare
Un punto centrale del dibattito riguarda le immagini presenti sul casco di Heraskevych, considerate da alcuni come messaggi politici. Coventry ha chiarito categoricamente che il Comitato Olimpico Internazionale non interpreta tali immagini come messaggi politici, ma che in gara è vietato qualsiasi tipo di messaggio. “Non stiamo esprimendo un giudizio sul fatto che il messaggio sia politico o meno, o che contenga una dichiarazione o meno. È qualsiasi messaggio, qualsiasi forma di messaggio”, ha spiegato.
Questa normativa, ha ricordato Coventry, è stata introdotta dagli atleti stessi nel 2020 e 2021 per mantenere l’integrità delle competizioni e la sicurezza di tutti i partecipanti. Per questo motivo, è consentito esprimersi solo al di fuori delle aree di gara, come nella zona mista o durante le conferenze stampa. “Tanti atleti sono venuti da noi per chiederci: se aprite le porte, come fate a proteggermi? Come fate a impedire che altri mi usino per inviare un messaggio che non condivido? Ecco perché queste regole sono in vigore, per garantire la sicurezza di tutti”, ha concluso la presidente del CIO, che guida l’organizzazione dal giugno 2025, prima donna e prima africana a ricoprire questo incarico.
Il caso Heraskevych mette così in luce il delicato equilibrio tra espressione personale, regole sportive e rispetto dell’uniformità delle competizioni olimpiche, un tema sempre al centro dell’attenzione nelle edizioni dei Giochi moderni.






