Michele Rech, in arte Zerocalcare, è tornato a raccontarsi a cuore aperto in una lunga intervista rilasciata ad Alessandro Cattelan per il podcast Supernova. Tra l’ironia tagliente che lo contraddistingue e riflessioni profonde sulla giustizia europea, il fumettista di Rebibbia ha sviscerato il suo complesso rapporto con la fama, l’impegno politico e la nuova quotidianità scandita dai ritmi del suo cane Ziggy. Un ritratto sincero che mette a nudo le contraddizioni di un artista diventato icona pop globale, ma che continua a fare i conti con i propri “accolli” e con una coerenza che, a suo dire, non è mai priva di compromessi.
Tra cani e “accolli”: la quotidianità di Michele Rech
La vita di Zerocalcare è profondamente cambiata negli ultimi mesi, e il merito (o la colpa) è di un “mischione” tra un setter e un Jack Russell di nome Ziggy. Il cane è diventato per lui una vera e propria “exit strategy” per la salute mentale e l’interazione sociale. “È il mio modo per prendermi cura anche di me stesso”, ha spiegato l’autore, aggiungendo che la necessità di portare fuori l’animale lo costringe finalmente a una vita più regolare: “Lui mi regolarizza, mi costringe ad andare a letto entro l’una”. Grazie a Ziggy, Michele è entrato a far parte della “banda del cane”, una chat di quartiere dove è semplicemente “Michele di Ziggy”, un luogo slegato dalle pressioni lavorative.
Tuttavia, la notorietà porta con sé paradossi surreali, come quando i fan gli chiedono selfie nei momenti meno opportuni: “La gente non si ferma davanti a niente, ormai girano tantissime foto di me abbracciato a qualcuno con la cacca del cane in mano”. Nonostante il successo, Rech resta fedele alle sue radici, incluso lo stile di vita straight edge adottato a 17 anni: niente alcol, fumo o sostanze. Una scelta nata nella scena punk romana per radicalismo e auto-conservazione, che ancora oggi lo vede “restare col cerino in mano” mentre gli amici di un tempo hanno preso altre strade.
L’impegno civile e il peso del successo globale per Zerocalcare
Oltre al privato, Zerocalcare rimane una voce civile potente. Il suo ultimo libro, nato in collaborazione con Bao Publishing e Momo Edizioni, ha lo scopo di raccogliere fondi per le spese legali di attivisti coinvolti in processi in Ungheria, tra cui il caso di Ilaria Salis. Rech ha denunciato con forza la sproporzione delle pene nel sistema ungherese: “In Ungheria chiedono 25 anni di galera per 5 giorni di prognosi, è uno sproposito”. Questa posizione netta lo ha portato anche a disertare fiere del libro in cui erano presenti editori vicini a ideologie neonaziste, una scelta di “igiene” e strategia più che di purezza.
Il successo su Netflix ha però creato un cortocircuito: un nuovo pubblico, spesso lontano dai suoi valori, si è avvicinato alle sue opere, portando a contestazioni feroci quando l’autore prende posizioni politiche. “Se mi mandi la fattura della copertura di quel cazzo di tatuaggio con la faccia mia, te la pago io”, ha ironizzato parlando dei fan delusi. Rech rifiuta l’etichetta di “santino” che spesso gli viene cucita addosso: “La pretesa di integrità totale e purezza su di me è problematica, io ho mille contraddizioni”. Persino il mondo dei videogiochi gli ha riservato amarezze, come il “caso Kojima”: una foto con il celebre autore giapponese rimossa dopo una tempesta di insulti da parte di nazionalisti turchi. Infine, uno sguardo cupo al futuro e all’intelligenza artificiale: “Mi terrorizza, penso che sarà devastante dal punto di vista sociale e dei nostri cervelli”.






