Will Smith non è più solo il “Principe di Bel-Air” o il volto delle grandi produzioni hollywoodiane. A 57 anni, la star ha deciso di intraprendere un percorso di trasformazione radicale, trasformando i suoi viaggi in luoghi estremi in una vera e propria terapia per l’anima. Ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, l’attore ha condiviso i retroscena del suo nuovo progetto documentaristico, rivelando come la ricerca di immagini cinematografiche spettacolari sia diventata, in realtà, una ricerca interiore necessaria dopo i momenti turbolenti vissuti nell’ultimo anno.
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Sfidare i propri limiti ai confini della mente
Il viaggio di Will Smith non è stato solo geografico, ma un deliberato atto di decostruzione della propria identità pubblica. “A 57 anni, sentivo che era il momento di smantellare il Will Smith che avevo costruito nella prima metà della mia vita,” ha dichiarato l’attore, spiegando la necessità di illuminare un “me stesso più profondo e nuovo”. Questo processo lo ha portato ad affrontare situazioni al limite, come un’immersione sotto i ghiacci del Polo Nord che si è trasformata in un incubo. Dopo un problema tecnico e la perdita della maschera in acqua, Smith ha vissuto un momento di puro terrore: “Sono molto certo di una cosa: non voglio morire annegando, non è un bel modo,” ha scherzato, ma con un fondo di estrema serietà. Per l’attore, spingersi ai margini del mondo significa arrivare ai confini della propria psiche: “Toccare la propria paura mi ha aiutato a scoprire di cosa sono fatto veramente; la paura è il peggior nemico della felicità”.
La lezione di umanità e il potere della scrittura
Nonostante la fama globale, che lo rende riconoscibile in quasi ogni angolo del pianeta (con la parziale eccezione della Cina, dove viene spesso scambiato per un giocatore NBA), Will Smith cerca di mantenere un legame saldo con la realtà attraverso la scrittura. L’unico oggetto di cui non può fare a meno durante i suoi viaggi è il suo diario cartaceo: “Scrivere a mano mi aiuta a riportarmi alle sensazioni e alle esperienze del momento”, ha spiegato, sottolineando come la tecnologia non offra lo stesso beneficio cognitivo. Questa pratica lo ha aiutato a elaborare una delle lezioni più importanti apprese tra le tribù dell’Amazzonia e i contadini del Bhutan: l’universalità della lotta umana. “Ognuno di noi sta avendo qualche difficoltà con la vita,” ha concluso Smith, “e la cosa più grande che possiamo fare è riconoscere l’umanità dell’altro e dire: ‘Capisco che è difficile'”.