Udine, 21 gennaio 2026 – A dieci anni dall’omicidio di Giulio Regeni, il documentario Tutto il male del mondo torna a raccontare una delle vicende più drammatiche e controverse della cronaca italiana recente, offrendo un quadro approfondito e aggiornato sul caso. L’opera, che sarà presentata in anteprima nazionale il 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, luogo natale del ricercatore, e distribuita nelle sale italiane dal 2 al 4 febbraio da Fandango, si inserisce nel percorso di memoria pubblica e di ricerca della verità che ancora oggi coinvolge l’opinione pubblica e la magistratura.
Ricostruzione del caso Giulio Regeni e la memoria collettiva
Il documentario ripercorre con rigore le drammatiche fasi che hanno preceduto la scomparsa e l’omicidio di Regeni, sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il 3 febbraio con evidenti segni di tortura. Attraverso la narrazione basata sul processo, sugli atti giudiziari e sulle testimonianze, Tutto il male del mondo evidenzia le responsabilità ancora sospese e le difficoltà investigative, segnate da un mancato dialogo con le autorità egiziane. Il racconto si avvale per la prima volta del contributo diretto dei genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e dell’avvocata Alessandra Ballerini, che da anni seguono con tenacia il caso. Le loro parole non sono un semplice commento emotivo, ma elementi chiave per comprendere le dinamiche giudiziarie e diplomatiche.
Processo e sentenze: un percorso arduo
Dopo anni di indagini e depistaggi, il processo per l’omicidio di Regeni ha subito numerose battute d’arresto, complicate dall’assenza degli imputati egiziani, ufficiali della National Security Agency accusati di sequestro, tortura e omicidio. Nel 2024, grazie a una storica sentenza della Corte Costituzionale italiana, il procedimento è potuto iniziare anche in loro assenza, aprendo una nuova fase giudiziaria che ha visto avanzare il dibattimento presso la Corte d’Assise di Roma. Nel contesto di questo processo, le testimonianze dei famigliari, raccolte anche nel documentario, hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione pubblica e a rinnovare la richiesta di giustizia.
Fiumicello Villa Vicentina: luogo simbolo di memoria
La scelta di presentare il documentario a Fiumicello Villa Vicentina, il comune friulano nato dalla fusione di Fiumicello e Villa Vicentina, non è casuale: qui Regeni è cresciuto e la comunità continua a portare avanti l’impegno per la verità. Il territorio, con le sue radici culturali e linguistiche friulane, accoglie ogni anno iniziative di sensibilizzazione, come l’esposizione dello striscione “Verità per Giulio Regeni” che ha avuto ampia diffusione in tutta Italia, dalle istituzioni alle università. Questa mobilitazione civile rappresenta una rete di sostegno al lavoro della magistratura e un monito contro l’oblio.
Il documentario si propone così come strumento di conoscenza, riflessione e denuncia, senza offrire facili risposte ma sottolineando il bisogno incessante di giustizia e trasparenza. A dieci anni dal dramma, la vicenda di Giulio Regeni continua a scuotere la coscienza nazionale e internazionale, mantenendo vivo il ricordo e la lotta per i diritti umani.






