Ottant’anni all’anagrafe, ma un’energia che sembra sfidare il tempo. Riccardo Cocciante spegne le candeline il 20 febbraio e lo fa come ha sempre vissuto: con un progetto nuovo tra le mani. Il singolo Ho vent’anni con te, che anticipa l’album omonimo in uscita il 13 marzo, arriva a vent’anni dall’ultima pubblicazione di inediti e suona come una dichiarazione d’intenti. Non un bilancio, ma un inizio. Non una celebrazione nostalgica, ma un inno alla giovinezza interiore, quella che – come suggerisce il titolo – non conosce età.
Accanto alla nuova musica, un docufilm firmato da Stefano Salvati, Il mio nome è Riccardo Cocciante, nelle sale dal 20 al 23 febbraio e poi in prima serata su Rai1 il 4 marzo, ripercorre la sua storia straordinaria: dalla nascita a Saigon nel 1946 fino ai palchi più prestigiosi del mondo. E l’estate porterà i live in alcune delle location più suggestive d’Italia, da Piazza San Marco allo Sferisterio di Macerata, passando per l’Anfiteatro degli Scavi di Pompei. Senza dimenticare il ritorno di Notre-Dame de Paris, a 25 anni dal debutto.
Dalla Saigon degli anni Quaranta ai classici senza tempo
La storia di Riccardo Cocciante è quella di un artista europeo nel senso più ampio del termine. Nato in Vietnam da madre francese e padre italiano, cresciuto a Roma, ha fatto della contaminazione culturale la sua cifra stilistica. Ha cantato in italiano, francese e spagnolo, attraversando confini geografici e musicali con la stessa naturalezza con cui attraversa le emozioni.
Dopo un esordio nel 1968 sotto lo pseudonimo di Riccardo Conte, il primo vero squillo arriva nel 1974 con Bella senz’anima, brano potente e divisivo che lo impone all’attenzione del grande pubblico. Da lì in avanti è un susseguirsi di canzoni destinate a diventare patrimonio collettivo: Margherita, A mano a mano, Io canto, fino alla vittoria al Festival di Sanremo 1991 con Se stiamo insieme. Melodie ampie, testi viscerali, una voce ruvida e riconoscibile: Riccardo Cocciante costruisce un repertorio che attraversa generazioni.
Le collaborazioni con autori come Mogol, Lucio Dalla ed Enrico Ruggeri segnano tappe decisive, così come il dialogo artistico con grandi interpreti – da Mina ad Andrea Bocelli – che hanno reinterpretato i suoi brani, confermandone l’universalità. Oltre quaranta album, decenni di carriera e una costante: la fedeltà a un’idea di musica come racconto emotivo, mai addomesticato.
Notre Dame e la nuova stagione: l’arte come rinascita
Se la forma-canzone ha consacrato Riccardo Cocciante, è con Notre-Dame de Paris che il compositore ha riscritto le regole del musical europeo. Ispirata al romanzo di Victor Hugo, l’opera pop debutta nel 2002 e diventa un fenomeno internazionale, tradotto e rappresentato in più lingue. Un affresco corale che unisce teatro, musica e letteratura, capace di emozionare platee diversissime. A 25 anni dalla prima volta, il ritorno in scena ha il sapore di una consacrazione senza tempo.
Eppure, nel pieno delle celebrazioni, Riccardo Cocciante sceglie di guardare avanti. Ho vent’anni con te non è solo un titolo evocativo, ma una filosofia: l’idea che la creatività sia uno stato dell’anima, non un dato anagrafico. «Un uomo, e un artista, che celebra la giovinezza interiore», racconta chi lo conosce bene.
A ottant’anni, tra nuovo album, cinema e palcoscenici iconici, Riccardo Cocciante dimostra che il vero segreto non è fermare il tempo, ma continuare a inseguirlo. Con la stessa passione di sempre.






