Milano, 19 febbraio 2026 – Nella nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli l’artista Pupo ripercorre cinquant’anni di carriera, definendosi un sopravvissuto che ha superato gravi dipendenze e crisi finanziarie. Il cantante affronta con estrema sincerità il tema della sua vita privata non convenzionale, caratterizzata da un lungo equilibrio sentimentale tra la moglie e la compagna.
Attraverso il racconto del suo successo internazionale e della passione per il gioco d’azzardo, egli mette in guardia i giovani contro gli eccessi e l’illusione della menzogna. Pupo riflette inoltre sul valore della cultura umanistica e della libertà intellettuale, sottolineando come la sua esistenza sia stata un’opera d’arte complessa fatta di cadute e rinascite. L’intervista culmina con l’entusiasmo per il suo ritorno al Festival di Sanremo, vissuto con la maturità di chi ha imparato a godere esclusivamente del presente.
Pupo: l’equilibrista tra successo, azzardo e verità. Una vita oltre l’immagine di “ragazzino” di paese
In un mondo dove la perfezione è spesso un filtro di facciata, la storia di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, emerge come un racconto crudo, vibrante e profondamente umano. Durante la lunga e intensa intervista al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, l’artista toscano si è messo a nudo, definendosi senza mezzi termini un “sopravvissuto reale“. Dai fasti della musica internazionale ai baratri della dipendenza da gioco, Pupo ha ripercorso cinquant’anni di una carriera e di una vita vissute costantemente con l’acceleratore premuto.

L’azzardo: una discesa agli Inferi e la rinascita
Il tema del gioco d’azzardo attraversa l’intera esistenza di Pupo come un filo rosso cupo. Non è stata una passione passeggera, ma un’eredità familiare: suo padre gestiva una bisca clandestina in un circolo Arci, dove il piccolo Enzo respirava fumo e aria di gioco fin da bambino. A soli 11 anni già giocava a poker, e ben presto il gioco divenne una professione pericolosa.
Nel corso della chiacchierata il racconto si sposta sui momenti più bui della sua vita. Pupo ricorda di aver perso, in una sola notte nel 1983, ben 130 milioni di lire al casinò di Saint-Vincent, l’equivalente di un milione di euro odierni. La dipendenza lo portò a frequentare strozzini e a subire pignoramenti che misero a rischio ogni cosa: dai mobili di casa ai compensi Rai. Il punto di rottura arrivò su un viadotto dell’autostrada panoramica tra Bologna e Firenze: disperato e senza via d’uscita per un debito imminente, pensò di farla finita. A salvarlo fu uno spostamento d’aria provocato da un tir, un “angelo camionista” che lo scosse dal suo proposito suicida e lo riportò alla realtà.
La risalita fu possibile grazie a quella che lui definisce la sua “Second Life“: la televisione. Sebbene fosse un “mezzo cadavere artistico“, l’ingaggio milionario per condurre Affari Tuoi e la collaborazione con il manager Umberto Chiaramonte gli permisero di avviare un piano di rientro con le banche e riconquistare la propria dignità professionale.
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L’amicizia fraterna con Gianni Morandi
Pupo riserva uno spazio significativo al suo legame con Gianni Morandi, che definisce affettuosamente “mio fratello“. Il rapporto tra i due non è solo una questione di amicizia, ma rappresenta un intreccio di destini professionali che si sono incrociati in momenti cruciali delle rispettive carriere.
Pupo ricorda il Festival di Sanremo del 1980 come un momento di svolta per la manifestazione. All’epoca, Pupo era già un cantante di grande successo internazionale, mentre Morandi stava attraversando una “grandissima crisi professionale“. Entrambi parteciparono a quell’edizione su richiesta dell’organizzatore Gianni Ravera per ridare lustro al Festival, che in quegli anni faticava a trovare spazio in TV.
Un altro momento fondamentale risale al 1992, quando fu Pupo a trovarsi in una profonda crisi. In quell’occasione, partecipò a Sanremo con il suo vero nome, Enzo Ghinazzi, e il suo produttore era proprio Gianni Morandi. Pupo tentò in quel periodo di rinnegare lo pseudonimo che lo aveva reso famoso, una scelta che oggi definisce un errore psicologico.
Pupo menziona anche un’apparizione più recente sul palco dell’Ariston nel 2012, quando partecipò insieme a Morandi e Adriano Celentano a una gag che, col senno di poi, definisce “abbastanza inquietante“.
Una vita privata oltre le convenzioni
Se la carriera di Pupo è stata un’altalena, la sua vita sentimentale non è stata da meno. Sposato giovanissimo con Anna, dalla quale ha avuto due figlie, Ghinazzi ha ammesso di aver passato decenni a mentire, gestendo numerose storie parallele. Tuttavia, la vera svolta è arrivata circa 36 anni fa con l’ingresso di Patricia, inizialmente sua collaboratrice.
Oggi Pupo vive una situazione sentimentale non convenzionale, ma stabilizzata: un equilibrio tra la moglie Anna e la compagna Patricia. Non lo definisce “poliamore” né lo promuove come modello, ma lo descrive come l’incontro di tre persone che hanno scelto di dare dignità a una relazione complessa invece di distruggerla. La chiave di tutto, per l’artista, è stata il passaggio dalla menzogna alla verità: “Il problema non è tradire, è mentire“, afferma con convinzione. In questa famiglia allargata, che comprende anche una terza figlia nata da un’altra relazione, sembra regnare oggi una serenità fondata sulla libertà e sull’accettazione reciproca.
Pupo, dalla musica al successo internazionale
Nonostante le turbolenze personali, la musica è rimasta il pilastro della sua identità. Pupo non è solo l’interprete di successi immortali, ma un autore sopraffino. Ha firmato brani che hanno fatto la storia della discografia mondiale, come Sarà perché ti amo, scritta per i Ricchi e Poveri e diventata un inno generazionale capace di generare ancora oggi guadagni enormi.
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Le sue hit personali, da Ciao e Forse a Su di noi, fino alla discussa Gelato al cioccolato, scritta da Cristiano Malgioglio, lo hanno reso una star globale. Proprio su quest’ultima, Pupo svela un retroscena curioso: il brano fu costruito “a tavolino” per essere facilmente comprensibile all’estero, e il testo di Malgioglio pare fosse ispirato a una vacanza in Marocco, un dettaglio che ha dato alla canzone una nuova “modernità” negli anni. Il suo successo è particolarmente radicato nei paesi dell’ex Unione Sovietica, dove la musica italiana degli anni ’80 è diventata un punto di riferimento culturale e sociale durante i cambiamenti epocali di quel blocco.
Il ritorno a Sanremo e la libertà di essere Pupo
Il legame con il Festival di Sanremo è viscerale. Dalle partecipazioni negli anni ’80, quando il Festival cercava di rilanciarsi, fino al clamoroso secondo posto del 2010 con Emanuele Filiberto, Pupo ha sempre vissuto l’Ariston come una sfida. In quell’occasione, la canzone Italia amore mio scatenò la protesta dell’orchestra, un momento che Ghinazzi ricorda con distacco, quasi divertito dalla sua natura “borderline“.
Oggi, su invito di Carlo Conti, si appresta a tornare sul palco per celebrare i 40 anni di Su di noi con una versione rinnovata e commovente, affiancato dal jazzista Fabrizio Bosso. Per lui, Sanremo non è più fonte di ansia, ma di pura gioia.

L’importanza della cultura umanistica
Sorprendentemente, per un uomo che ha vissuto tra casinò e palcoscenici, Pupo oggi sottolinea con forza il valore dello studio. Sta per conseguire la maturità umanistica e intende laurearsi in scienze della comunicazione. Non lo fa per spocchia, ma per dare l’esempio ai suoi nipoti e per trovare quelle “chiavi” filosofiche e psicologiche che aiutano a capire il senso della vita.
Agnostico dichiarato, Ghinazzi rifiuta le semplificazioni della società contemporanea e dei social media, che considera superficiali e privi di cultura. La sua è una ricerca di libertà intellettuale che lo porta a difendere anche scelte impopolari, come quella di continuare a cantare ovunque nel mondo, convinto che l’arte debba unire e non dividere per ragioni politiche.
L’intervista ritrae un uomo che ha pagato prezzi altissimi per i propri errori, ma che è riuscito a trasformare la propria vita in un’opera d’arte complessa. Pupo oggi è un uomo innamorato della vita e della sua numerosa famiglia, un “funambolo” che ha imparato a camminare sul filo della verità, consapevole che, sebbene sia stato fortunato, il conto per i propri eccessi arriva sempre.






