Budapest, 6 gennaio 2026 – È scomparso oggi Bela Tarr, uno dei più grandi maestri del cinema ungherese contemporaneo, noto per il suo stile inconfondibile caratterizzato da lunghi piani sequenza, atmosfere cupe e un profondo nichilismo esistenziale. Il regista aveva 70 anni ed era malato da tempo, come annunciato dalla famiglia tramite l’agenzia di stampa nazionale MTI.
Bela Tarr: una carriera dedicata al cinema come specchio dell’umanità
Nato a Pécs nel 1955, Bela Tarr iniziò a interessarsi al cinema in giovane età, dirigendo cortometraggi amatoriali e lavorando presso la Casa nazionale della cultura e del divertimento. Il suo esordio professionale risale al 1979 con il film Nido familiare (Családi tűzfészek). Il suo stile si è definito con opere come Perdizione (Kárhozat, 1988) e, soprattutto, con il monumentale Satantango (1994), un film in bianco e nero di oltre sette ore, tratto dall’omonimo romanzo di László Krasznahorkai, scrittore ungherese insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2025 e collaboratore storico di Tarr. Satantango è considerato un capolavoro del cinema europeo, un affresco malinconico e apocalittico che racconta il declino materiale e spirituale di un villaggio ungherese dopo il crollo del comunismo.
Collaborazioni e riconoscimenti
Oltre a Satantango, il regista ha diretto altri film fondamentali come Le armonie di Werckmeister (2000), L’uomo di Londra (2007) — che ha segnato un’inedita collaborazione con l’attrice Tilda Swinton — e Il cavallo di Torino (2011), vincitore dell’Orso d’argento al Festival di Berlino. Proprio dopo quest’ultima pellicola, Tarr aveva annunciato il suo ritiro dalle scene cinematografiche.
Il suo lavoro è stato riconosciuto a livello internazionale, con premi prestigiosi come l’Orso d’argento a Berlino e candidature ai Festival di Cannes e Locarno. La sua troupe storica includeva la moglie e co-regista Ágnes Hranitzky, il compositore Mihály Víg e il direttore della fotografia Gábor Medvigy, poi sostituito da Fred Kelemen.
László Krasznahorkai: il “maestro dell’apocalisse” e musa letteraria di Tarr
Fondamentale per comprendere la poetica di Bela Tarr è la sua stretta collaborazione con lo scrittore László Krasznahorkai, definito dalla critica come il “maestro dell’apocalisse”. I romanzi di Krasznahorkai, tra cui Satantango e Melancolia della resistenza, sono arrivati in Italia solo negli ultimi anni, ma hanno riscosso un grande successo critico grazie alla loro prosa ossessiva e visionaria, che riflette un mondo in crisi e l’ineluttabilità della decadenza.
La narrativa di Krasznahorkai, con le sue lunghe frasi e i temi dell’apocalisse, della perdita e dell’attesa di un salvatore, si sposa perfettamente con la visione cinematografica nichilista e contemplativa di Tarr, che ha saputo trasformare questi racconti in opere filmiche di straordinaria profondità e intensità.
La perdita di Bela Tarr rappresenta un colpo durissimo per il cinema d’autore europeo, ma la sua eredità artistica continuerà a ispirare cineasti e spettatori in tutto il mondo.






