L’attore e regista Marco D’Amore, volto iconico del cinema e della serialità italiana, è stato recentemente ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova. In un lungo e intimo confronto, l’artista ha ripercorso la sua carriera, dagli esordi teatrali fino al successo globale, concentrandosi in particolare sulla genesi di Gomorra – Le Origini, progetto che lo vede impegnato dietro la macchina da presa per raccontare la Napoli degli anni ’70. Durante l’intervista, Marco D’Amore ha alternato riflessioni profonde sulla sua terra a aneddoti sorprendenti legati allo star system internazionale, confermando ancora una volta il legame indissolubile tra la sua visione artistica e la realtà antropologica napoletana.
La sfida di ricostruire la Napoli degli anni ’70 e il talento “endemico”
Uno dei temi centrali della conversazione è stata l’imponente operazione di ricostruzione storica necessaria per la nuova stagione della serie. Girare a Napoli fingendo di essere nel 1977 è un lavoro di precisione chirurgica: Marco D’Amore ha spiegato che, nonostante gli anni ’70 sembrino vicini, le città sono profondamente cambiate. “Ci sono lavori di copertura, di rifacimento, a volte ridipingiamo interi palazzi,” ha dichiarato l’attore, sottolineando come la post-produzione intervenga per cancellare digitalmente condizionatori e insegne moderne. Per dare vita a questo mondo, D’Amore si è immerso nello studio di documentari di grandi giornalisti come Gio Marrazzo e Luigi Necco.

Oltre all’estetica, il cuore del racconto sono i personaggi, interpretati da giovani promesse che hanno stupito il regista. In particolare, D’Amore ha lodato il talento di Antonio Incalza, il bambino di 9 anni che interpreta il giovane Pietro Savastano, definendolo scherzosamente “il più grande attore con cui abbia mai lavorato”. Parlando della capacità recitativa dei ragazzi napoletani, Marco D’Amore ha affermato: “Secondo me è sempre più evidente che è endemico il talento… ce l’hanno nel comportamento, nella voce, nella capacità di sintetizzare delle cose che sono tipiche del mestiere dell’attore”.
Dal mito di David Bowie alla difesa della reputazione di Napoli
L’intervista ha toccato anche il respiro internazionale che Gomorra ha saputo conquistare negli anni. Marco D’Amore ha rivelato aneddoti quasi leggendari: dai complimenti di Michael Fassbender e Oliver Stone fino a una storia che coinvolge due icone assolute della musica. “A me hanno detto che Madonna ha regalato a David Bowie il cofanetto di Gomorra… per me David Bowie è tipo San Gennaro,” ha raccontato con emozione. Nonostante il successo, D’Amore non dimentica le critiche di chi accusa la serie di danneggiare l’immagine di Napoli.
L’attore ha risposto con fermezza, citando dati inconfutabili sulla crescita turistica e culturale della città negli ultimi dodici anni: “Quel racconto che si è inserito in un mosaico molto più ampio di rappresentazioni della città non l’ha svilita, ma ha raccontato al mondo quanto siamo capaci, quanto siamo bravi e quanto siamo creativi”. Per Marco D’Amore, Napoli non è solo un set, ma una metropoli “unica e universale”, capace di far sentire chiunque a casa, un concetto che ha ribadito citando il Viaggio in Italia di Guido Piovene. Tra una sigaretta e un ricordo del terremoto dell’80, D’Amore ha chiuso l’intervista lasciando una porta aperta sul futuro della serie, suggerendo che il racconto delle origini ha ancora molto da offrire.






