A quasi novant’anni, Lino Banfi ripercorre una carriera che attraversa gran parte della storia dello spettacolo italiano, dagli esordi nell’immediato dopoguerra fino alla consacrazione sul piccolo schermo. Ospite del podcast Tintoria, l’attore – nato Pasquale Zagaria – ha raccontato episodi, incontri e svolte decisive che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, offrendo anche riflessioni su fede, successo e futuro.
Dalla Puglia al palcoscenico: una vocazione inattesa
Le radici della storia di Banfi affondano nella Puglia del dopoguerra, tra Andria e Canosa, dove già da bambino intratteneva chi gli stava intorno improvvisando spettacoli durante i bombardamenti. Su spinta del padre, trascorse quattro anni in seminario con l’idea di intraprendere una carriera “rispettabile”, ma quell’esperienza si concluse bruscamente con l’espulsione.
A segnare la svolta fu però l’incontro con il vescovo di Andria, Giuseppe Di Donna, oggi beato, che riconobbe in lui un talento naturale per la comicità e lo incoraggiò a seguire quella strada. Un consiglio destinato a cambiare tutto.
Gli inizi tra sacrifici e invenzione
Terminata l’esperienza in seminario, Banfi iniziò la sua gavetta nell’avanspettacolo, lavorando con compagnie minori e affinando un repertorio fatto di imitazioni e trovate sceniche rudimentali. Tra i primi numeri, le imitazioni di artisti come Nat King Cole, realizzate con mezzi di fortuna ma grande inventiva.
Fu un periodo di sacrifici, ma anche di formazione, in cui costruì le basi di uno stile destinato a evolversi nel tempo.
L’incontro con Totò e la nascita di Lino Banfi
Una delle svolte decisive arrivò grazie a Totò, conosciuto nella sua casa romana. All’epoca l’attore si faceva chiamare “Lino Zaga”, ma fu proprio il Principe della risata a suggerirgli di cambiare nome.
Seguendo quel consiglio, nacque “Lino Banfi”, cognome scelto in modo casuale da un registro scolastico. Una modifica apparentemente marginale, ma destinata a diventare parte integrante della sua identità artistica.
L’evoluzione della comicità di Banfi
Con il passaggio al cabaret romano, in particolare al locale “Il Puff” di Lando Fiorini, Banfi comprese la necessità di adattare la propria comicità a un pubblico più esigente. Fu in questo contesto che iniziò a utilizzare consapevolmente l’accento pugliese, trasformandolo in un elemento distintivo e in uno strumento di satira.
Il successo al cinema consolidò questa evoluzione, anche grazie alla sua capacità di improvvisare e arricchire i copioni. In film come Fracchia la belva umana, accanto a Paolo Villaggio, nacquero battute diventate iconiche proprio sul set. Lo stesso accadde con L’allenatore nel pallone, dove il personaggio di Oronzo Canà prese forma anche grazie alle sue intuizioni.
Incontri, affetti e legami duraturi
La carriera di Banfi è stata accompagnata da relazioni professionali e personali fondamentali. Tra tutte, quella con la moglie Lucia Banfi, considerata dall’attore una figura chiave del suo successo.
Nel corso degli anni ha lavorato con artisti come Domenico Modugno, che intuì precocemente il suo talento, e ha condiviso il set con colleghi come Massimo Boldi, Christian De Sica e il duo Franco e Ciccio. Storica anche la collaborazione con Milena Vukotic, al suo fianco in numerosi progetti, tra cui la serie Un medico in famiglia.
Lino Banfi tra fede, ironia e rapporto con i Papi
Accanto alla carriera artistica, Banfi ha sempre coltivato un rapporto profondo con la spiritualità. Nel corso della vita ha incontrato tre pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, con cui ha instaurato un legame particolarmente affettuoso.
L’attore ha raccontato anche il suo modo ironico di guardare alla morte, immaginata come una presenza con cui dialogare, capace persino di rassicurarlo sul tempo che gli resta.
Progetti futuri e il sogno di un ultimo ritorno
Nonostante l’età, Banfi continua a guardare avanti. Tra i desideri c’è quello di riportare sullo schermo “Nonno Libero” con una breve stagione conclusiva di Un medico in famiglia, pensata per dare una chiusura definitiva alla storia.
Parallelamente, sta lavorando a due nuovi libri: uno dedicato al valore della fede e della speranza, l’altro incentrato sul suo rapporto con i pontefici. Un modo per lasciare un’ulteriore testimonianza di una vita lunga quasi un secolo, vissuta tra spettacolo, ironia e riflessione.






