Ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova, Lillo Petrolo si è messo a nudo in un’intervista che attraversa decenni di carriera, svelando l’anima eclettica di un artista che spazia dal fumetto alla musica, dal cinema ai tormentoni virali. Con la consueta ironia, Lillo ha ripercorso le tappe che lo hanno trasformato in un’icona pop, partendo da un motto che è diventato una filosofia di vita: “Il mio motto è: meglio fare tante cose male che una bene. Questa è la base della mia esistenza”. In questo paradosso risiede la forza di un talento che, pur dichiarandosi un eterno “apprendista”, ha saputo conquistare il pubblico italiano con una comicità lunare e imprevedibile.
Dalle strisce ai tormentoni: l’ascesa di un talento surreale
Le radici di Lillo Petrolo affondano nel mondo del fumetto, dove conobbe lo storico compagno Greg in una redazione degli anni ’80. Quella che era nata come una necessità per “pagare l’affitto” – la creazione del gruppo musicale Latte & i Suoi Derivati dopo il fallimento della loro casa editrice – è diventata il trampolino di lancio per una carriera televisiva leggendaria. Dai tempi delle prime Iene, quando con Greg metteva in scena servizi demenziali e surreali, fino all’esplosione globale di LOL – Chi ride è fuori, Lillo ha mantenuto una freschezza rara. Proprio riguardo al successo di LOL e al celebre personaggio di Posaman, l’attore ha confessato che il tormentone non è mai pianificato: “Sò Lillo è nata per gioco. L’ho rifatta perché vedevo che faceva ridere, ma non pensavo sarebbe diventato un meme o un caso sociale”. Nonostante la popolarità, Lillo confessa di soffrire ancora l’imbarazzo in certe situazioni, come quando agli inizi doveva fare domande scomode ai politici, preferendo di gran lunga il registro del “non-sense”.
Il ritmo della comicità e il cinema tra effetti speciali e Oscar
Per Lillo Petrolo, la comicità non è solo una dote naturale, ma una questione di tecnica quasi musicale. “La comicità è musica, è tutto basato sul ritmo. La stessa battuta, senza la pausa giusta, non fa ridere per niente”, spiega l’attore, che non nasconde la sua passione viscerale per la chitarra rock. Questa sensibilità ritmica lo ha portato fino al set di Paolo Sorrentino per La Grande Bellezza. Con la sua tipica autoironia, Lillo ricorda la settimana di riprese in quella pellicola poi premiata con l’Oscar: “Dico sempre sul set che sono un premio Oscar. In realtà ho girato una settimana, ma nel montaggio sono rimasti solo tre minuti”. Oggi, Lillo continua a sperimentare, come dimostra il suo ultimo progetto, un omaggio alle atmosfere di Agatha Christie mescolate alla black comedy, dove si è trovato a recitare con “orsi digitali” creati in post-produzione. Che si tratti di interpretare un supereroe improbabile o di scherzare sul suo passato da disegnatore di fumetti erotici, Lillo Petrolo resta fedele alla sua missione: far ridere attraverso l’osservazione del surreale, senza mai smettere di giocare con il pubblico.






