A distanza di anni dal suo Oscar per Dead Man Walking, Susan Sarandon torna al centro dell’attenzione, ma non per un nuovo film americano. La celebre attrice, protagonista di successi come Thelma & Louise e Il cliente, ha raccontato alla vigilia della cerimonia dei premi Goya il motivo della sua assenza dai set hollywoodiani: le sue prese di posizione contro la guerra a Gaza e a favore del cessate il fuoco le avrebbero chiuso molte porte negli Stati Uniti.
Hollywood chiude le porte a Susan Sarandon: l’Europa diventa rifugio artistico
Sarandon ha spiegato che, a seguito delle sue dichiarazioni politiche, la sua agenzia l’ha “cacciata” e la televisione americana le ha negato ruoli. Per continuare a recitare, l’attrice si è spostata in Inghilterra e Italia, dove ha trovato maggiore libertà e apertura. Ha ricordato di aver recitato all’Old Vic di Londra e di aver recentemente girato un film in Italia. Ha inoltre raccontato un episodio curioso: un regista italiano le aveva proposto un ruolo, ma era stato avvertito di non farlo. Il regista ha ignorato l’avvertimento, permettendo così a Sarandon di lavorare comunque.
View this post on Instagram
Solidarietà internazionale: la Spagna come esempio
La Sarandon ha anche sottolineato la differenza tra gli Stati Uniti e la Spagna: il sostegno del governo spagnolo e la visibilità di figure come Javier Bardem, impegnate a favore di Gaza, rappresentano per lei un esempio di libertà di espressione che manca nel suo paese. Per l’attrice, queste esperienze rafforzano l’importanza di contesti artistici più liberi, lontani dalle pressioni politiche e commerciali di Hollywood.
Chi potrebbe essere il regista italiano citato da Susan Sarandon?
Sul regista italiano che ha sfidato l’avvertimento di non ingaggiare Sarandon, non ci sono conferme ufficiali. Tuttavia, considerando il profilo dell’attrice e il tipo di produzioni in cui ultimamente si è inserita — film indipendenti o drammatici con registi affermati nel circuito europeo — il candidato più probabile potrebbe essere qualcuno noto per la propria libertà creativa e apertura verso tematiche internazionali, come Paolo Sorrentino, Matteo Garrone o Luca Guadagnino. Tutti e tre hanno lavorato con attori stranieri di grande calibro e non si sono mai sottratti a questioni politiche o sociali nelle loro opere, rendendo plausibile uno di loro come regista menzionato dalla Sarandon.


