Giovanni Vernia rappresenta un esempio unico di carriera duale: da un lato ingegnere elettronico e manager per grandi multinazionali americane, dall’altro fenomeno televisivo con il personaggio comico Johnny Groove. Intervistato nel podcast Tintoria, Vernia racconta il percorso che lo ha portato a equilibrare disciplina scientifica e creatività artistica, affrontando temi come la filosofia della performance, la gestione della propria maschera e le differenze culturali nella comicità.
Il percorso formativo di Giovanni Vernia
La vita di Vernia è stata scandita da un contrasto tra rigore accademico e libertà creativa. Fin da giovane, pur mostrando talento nelle imitazioni, scelse di studiare Ingegneria Elettronica per assicurarsi indipendenza economica, influenzato anche dalla prematura perdita della madre. La sua carriera aziendale lo ha portato a lavorare in società di consulenza e multinazionali come Accenture e Microsoft, fino a diventare Country Manager per l’Italia di un’azienda americana. Per un periodo di un anno e mezzo, Vernia ha vissuto una doppia vita: di giorno in ufficio, di sera sul palco di Zelig. Solo grazie al supporto della moglie e alle pressioni dell’agenzia ha deciso di dedicarsi interamente allo spettacolo.
La nascita di Johnny Groove e la filosofia della comicità
Il personaggio di Johnny Groove nasce dall’osservazione della vita notturna milanese. Il maestro cileno Manuel Serantes ha avuto un ruolo decisivo nel sbloccare la creatività di Vernia, con il mantra: “Muori su quel palco, questa è l’ultima occasione che hai di divertirti”. Grazie a questo approccio, Vernia ha superato la paura del giudizio altrui, trasformando la sua passione per la discoteca in un personaggio esagerato ma autentico. Johnny Groove ha conquistato rapidamente il pubblico di Zelig, raggiungendo 9 milioni di spettatori, anche se i primi episodi della prima serata hanno richiesto tempo per essere compresi appieno.
Sanremo, cinema e il peso del successo
La notorietà comporta anche sfide e complicazioni. L’esperienza di Vernia al Festival di Sanremo 2010 è stata caratterizzata da problemi tecnici, come il malfunzionamento del microfono, e da interazioni impreviste con il DJ Bob Sinclair, che non ha gradito l’improvvisazione. Il debutto cinematografico, invece, è stato considerato un errore strategico: cercando di distaccarsi da Johnny Groove, Vernia ha perso il riferimento del pubblico, che si aspettava il personaggio iconico, generando un senso di noia creativa anticipata.
Vernia e la parodia come osservazione culturale
Vernia basa le sue parodie sull’osservazione dei “tic” dei personaggi pubblici, senza intenzione di offendere. Nel caso di Jovanotti e Jannik Sinner, ad esempio, l’ironia punta su abitudini e meccanismi commerciali piuttosto che sulle persone stesse. Le parodie di Pif hanno suscitato reazioni miste, mentre le collaborazioni internazionali, come con One Republic e LP, hanno mostrato una maggiore apertura al gioco e all’ironia rispetto agli italiani, più cauti per le conseguenze d’immagine.
I progetti internazionali e la vita privata di Giovanni Vernia
Tra le ambizioni di Vernia c’è il progetto in inglese How to become Italian, testato con successo negli Stati Uniti e su navi da crociera, ma attualmente sospeso a causa della pandemia e della complessità distributiva. Il trasferimento da Milano a Roma è stato deciso anche per la moglie, legata al proprio quartiere, un tema ricorrente nella comicità osservativa di Vernia. L’artista mantiene inoltre una netta distanza da droghe leggere e pesanti, influenzato dall’educazione del padre finanziere e dalla necessità di proteggere la propria mente creativa.






