Milano, 24 marzo 2026 – La morte di Gino Paoli, avvenuta oggi a 91 anni, chiude una delle pagine più complesse e affascinanti della musica italiana. Ma, come spesso accade con le figure più controverse, il momento dell’addio non spegne il dibattito: lo riaccende. Paoli non è stato soltanto l’autore di capolavori senza tempo, ma anche un uomo capace di dividere, provocare e, talvolta, ferire. Le sue parole, spesso taglienti, hanno attraversato decenni, generando polemiche che raccontano tanto del suo carattere quanto dei cambiamenti della società italiana.
Gino Paoli e l’ultima polemica: lo scontro generazionale con Elodie
Negli ultimi anni, il nome di Gino Paoli è tornato al centro delle cronache per il duro giudizio sulla musica contemporanea. In un’intervista, il cantautore aveva criticato le nuove artiste, sostenendo che oggi “emergono cantanti che mostrano il culo”, contrapponendole a icone come Mina e Ornella Vanoni.
Una frase che ha scatenato una reazione immediata da parte di Elodie, che senza nominarlo direttamente ha replicato con parole altrettanto dure: “Ci sono artisti che hanno scritto capolavori ma nella vita sono delle m***e”.
Paoli, fedele al suo stile, non ha mai davvero ritrattato. Anzi, ha rilanciato con una dichiarazione che ha fatto discutere quasi quanto la polemica stessa: “Non sapevo chi fosse Elodie”. Uno scontro che, più che personale, ha messo in scena il conflitto tra due visioni della musica – e del mondo.

I vecchi attriti: il caso Al Bano e le tensioni nel mondo della musica
Non è stata l’unica volta in cui Gino Paoli ha alzato la voce. Nel corso degli anni, il cantautore ligure ha avuto più di uno scontro con colleghi, tra cui Al Bano.
I due rappresentavano quasi due mondi opposti: da un lato la scuola genovese, intimista e autoriale; dall’altro la musica popolare e melodica di grande successo. Le divergenze, spesso espresse pubblicamente, riguardavano proprio l’idea di “canzone”: per Paoli, l’arte doveva raccontare verità e fragilità; per altri, doveva parlare a tutti.
Più che una rivalità personale, fu uno scontro culturale che attraversò decenni di musica italiana, con Paoli sempre pronto a difendere una visione elitaria e, per molti, provocatoria.

Luigi Tenco: amicizia, dolore e parole mai banali
Tra i rapporti più profondi e tormentati della sua vita, quello con Luigi Tenco occupa un posto centrale. I due erano legati da un’amicizia intensa, nata negli anni della cosiddetta “scuola genovese”, fatta di notti, musica e discussioni senza filtri.
La morte di Tenco, avvenuta durante il Festival di Sanremo del 1967, segnò Gino Paoli in modo indelebile. Nel corso degli anni, il cantautore è tornato più volte sull’argomento, spesso con dichiarazioni controcorrente. Ha sempre respinto le letture romantiche o complottiste, sostenendo con lucidità: “Luigi era uno che stava male davvero, non era una messinscena”.
In diverse interviste, Paoli ha anche criticato l’ipocrisia del mondo musicale dell’epoca, accusato di non aver compreso fino in fondo il disagio dell’amico. E con il suo consueto disincanto ha aggiunto: “Non è morto per una canzone andata male, ma per qualcosa di molto più profondo”.
Parole che, ancora oggi, restituiscono il ritratto di un artista incapace di semplificare il dolore, nemmeno a distanza di decenni.

Una vita senza filtri: eccessi, amori e scandali
Se le polemiche pubbliche hanno fatto rumore, la vita privata di Paoli non è stata da meno. Negli anni Sessanta, la relazione con l’attrice Stefania Sandrelli – allora minorenne – fece scandalo, anche perché il cantante era già sposato. Da quella storia nacque una figlia, Amanda, e un’ondata di critiche che segnò profondamente la sua immagine pubblica. Anche la relazione con Ornella Vanoni, mai davvero finita, ha lasciato il segno, facendo parlare tutta Italia per diversi decenni.

Ancora più drammatico fu il tentato suicidio del 1963: Gino Paoli si sparò al cuore, sopravvivendo miracolosamente e convivendo per tutta la vita con il proiettile nel petto. A questo si aggiungono anni di dipendenze – alcol e droga – incidenti gravi e persino guai giudiziari, tra cui una condanna per un incidente stradale mortale nei primi anni Sessanta.
Una vita vissuta sempre sul filo, senza compromessi e senza autocensure.

Il dolore più grande: la perdita del figlio
Dietro l’immagine del provocatore, però, c’era anche un uomo segnato da un dolore profondo. La morte del figlio Giovanni, avvenuta nel 2025, è stata una ferita mai rimarginata.
Gino Paoli stesso ne parlava al Corriere della sera come di “un’ingiustizia atroce”, confessando di non essere mai riuscito a superarla. È forse in questo dolore che si trova la chiave per comprendere la sua durezza: un uomo che ha vissuto tutto fino in fondo, nel bene e nel male, e che non ha mai imparato – né voluto – addolcire le proprie parole.
L’eredità di un artista scomodo
Oggi, mentre l’Italia saluta uno dei suoi più grandi cantautori, resta una figura impossibile da semplificare. Gino Paoli è stato autore di canzoni immortali come Il cielo in una stanza e Sapore di sale, ma anche protagonista di polemiche che hanno spesso oscurato la sua arte.
Eppure, proprio in questa contraddizione sta la sua eredità: un artista che non ha mai cercato di piacere a tutti, che ha attraversato epoche e scandali restando sempre fedele a se stesso. Nel giorno della sua morte, forse più che giudicarlo, vale la pena riconoscere questo: Gino Paoli non è stato solo un grande musicista. È stato, nel bene e nel male, un uomo profondamente libero.






