Milano, 24 marzo 2026 – Gino Paoli non ha mai vissuto l’amore come un territorio ordinato. Per lui era un impulso, una necessità, quasi una forma di respiro. Oggi, nel giorno della sua scomparsa a 91 anni, il racconto della sua vita passa inevitabilmente dalle sue relazioni: intrecciate, spesso simultanee, difficili da spiegare con le categorie comuni. Come ricordato anche da Vanity Fair, Paoli stesso sosteneva che quando si ama una donna, la si ama “per tutta la vita”, anche quando la relazione cambia forma. È questa visione – assoluta e controcorrente – che ha segnato ogni sua storia, trasformandola in materia viva per le sue canzoni.
Stefania Sandrelli, la passione che fece scandalo
La storia con Stefania Sandrelli è forse la più nota e discussa. Si incontrano all’inizio degli anni Sessanta: lei è poco più che adolescente, lui è già un artista affermato e sposato con Anna Fabbri. È un amore che nasce quasi per caso, ma esplode subito con forza travolgente.
Dal loro rapporto nasce Amanda, nel 1964, in un clima di segretezza che non riesce però a contenere lo scandalo. Nello stesso periodo, Gino Paoli diventa padre anche con la moglie: due figli, due famiglie, una sola vita impossibile da tenere separata. Eppure, come emerge anche dai racconti successivi, quel legame non si spegne mai davvero: si trasforma, diventa affetto, ma resta una delle radici profonde della sua esistenza.

Ornella Vanoni, l’amore che non si possiede
Accanto – e spesso sovrapposta – c’è la storia con Ornella Vanoni. Un amore nato quasi in parallelo, negli stessi anni, e destinato a durare tutta la vita, anche se mai in modo lineare. Paoli scrive per lei, la accompagna artisticamente, ma soprattutto vive con lei una relazione intensa e dolorosa.

Vanoni racconterà di non averlo mai davvero “avuto”: forse è proprio questa impossibilità a rendere il loro legame così profondo. Una passione fatta di ritorni, gelosie e libertà reciproche, che diventa anche musica – basti pensare a “Senza fine”.
È il paradigma perfetto dell’amore secondo Gino Paoli: forte, ma non esclusivo.

Due mogli, più amori: una vita sentimentale fuori norma
Come sottolinea anche Vanity Fair, la vita di Gino Paoli è stata segnata da una costellazione di relazioni: almeno due mogli, più amanti, quattro figli da tre donne diverse.
Dopo gli anni più turbolenti, arriva una forma di equilibrio con Paola Penzo, che sposa nel 1991 e con cui costruisce una famiglia più stabile. Ma il suo passato non viene mai cancellato: resta parte integrante della sua identità. Il suo modo di amare non prevedeva rotture nette: piuttosto trasformazioni, passaggi da passione a affetto, senza mai recidere davvero i legami.

Il dolore dietro le passioni
Dietro questa intensità sentimentale si nasconde anche una fragilità profonda. Nel 1963, nel pieno del successo e delle tensioni personali, Gino Paoli tenta il suicidio sparandosi al petto: sopravvive, ma il proiettile resterà nel suo cuore per tutta la vita.
È un episodio che segna un confine: da un lato l’artista capace di raccontare l’amore con leggerezza poetica, dall’altro l’uomo attraversato da inquietudini profonde.
Amare “per tutta la vita”: la sua vera eredità
Tra aneddoti e amori noti, Gino Paoli ha raccontato pubblicamente la genesi di Il cielo in una stanza, scritta ispirandosi a una relazione con una prostituta, un episodio che ben rappresenta il suo approccio sincero e privo di ipocrisie all’arte e alla vita.
“Se amo una donna, è per tutta la vita”: questa frase, riportata da Vanity Fair, riassume forse meglio di qualsiasi biografia il modo in cui Gino Paoli ha vissuto. Non un amore esclusivo, né ordinato, ma persistente. Un sentimento che cambia, si adatta, ma non scompare.
Nel giorno della sua morte, resta questa immagine: quella di un uomo che ha amato molto, forse troppo, senza mai chiedersi davvero se fosse giusto. E che proprio da questa irrequietezza ha saputo creare alcune delle pagine più autentiche della musica italiana.






