Dalle discoteche di provincia al tempio della musica italiana: il percorso di Gabry Ponte è una parabola che attraversa oltre venticinque anni di storia del pop e della dance mondiale. Ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova, il DJ e produttore torinese, fresco del successo monumentale ottenuto a San Siro, si è raccontato a cuore aperto. Tra aneddoti sulla paternità, riflessioni sulla carriera e uno sguardo rivolto al futuro della tecnologia, Ponte ha dimostrato di essere non solo un “burattinaio” della pista, ma un artista capace di evolversi senza mai tradire le proprie radici.
L’impresa di San Siro: un’idea nata dal pubblico
Il concerto di San Siro, che ha visto la partecipazione di 56.000 spettatori, ha segnato un punto di svolta per la musica dance in Italia, essendo il primo evento del genere mai realizzato in quella scala. Gabry Ponte ha rivelato che l’idea non è nata a tavolino, ma è stata una suggestione lanciata proprio dai fan durante un concerto al Forum di Milano: “È partito il coro ‘San Siro’ e lì per lì ho detto ‘Sì, ciao’. Poi però, una volta che ti ficcano il virus nel cervello, ho fatto una riunione con il mio team e ho detto: ‘Io ho questa idea, perché non proviamo?'”. Nonostante il trionfo, l’impatto fisico è stato durissimo: “Sono sceso dal palco e avevo la schiena rotta. Mi hanno caricato sul kart e portato in camerino dove il fisioterapista mi ha fatto un’ora di trattamento per rimettermi in sesto”. Oltre alla fatica, Ponte ha descritto il panico iniziale per la responsabilità di un evento così imponente, trasformato poi in pura emozione nel vedere tre generazioni diverse cantare all’unisono successi iconici come Blue.
Tra orgoglio “tamarro” e la sfida dell’intelligenza artificiale
Oggi la figura del DJ è cambiata: se un tempo Ponte passava cinque ore in console nei club, ora si definisce più un “performer” da grandi festival. Nonostante il successo globale, non rinnega l’etichetta che spesso lo ha accompagnato: “Non mi sono mai offeso quando qualcuno mi ha detto ‘sei un tamarro’. Mi rendevo conto che non fosse un complimento, ma i tamarri si divertono un sacco”. Guardando al futuro, Gabry Ponte ha affrontato il tema caldissimo dell’intelligenza artificiale nella musica, dichiarando di non temerla ma di considerarla un semplice strumento. Secondo l’artista, la macchina manca dell’elemento fondamentale: il coraggio di sbagliare. “L’intelligenza artificiale è bravissima a emulare un’emozione, ma non la può vivere. Manca l’innovazione, il gesto artistico radicale che riscrive le regole andando contro gli algoritmi”. Per Ponte, la musica resta un fatto umano: “Tutto nasce dalla passione per quello che fai. Io mi alzo ancora la mattina con la ‘scimmia’ di voler fare musica, e spero che questa cosa non mi passi mai”.






