Nella nuova puntata di Tintoria, pubblicata su YouTube martedì 3 febbraio 2026, i conduttori Daniele Tinti e Stefano Rapone intervistano il velocista Filippo Tortu, campione olimpico della staffetta 4×100 metri ai Giochi di Tokyo 2020. La chiacchierata svela il volto di uno sportivo d’élite capace di combinare una disciplina ferrea con un lato giocoso e autoironico. Dal controllo della pressione pre-gara alla gestione psicologica degli eventi globali come le Olimpiadi, Tortu racconta non solo la vita da atleta, ma anche le curiosità della sua quotidianità e le sfide fisiche che accompagnano un velocista di alto livello.
La scienza della velocità: come Tortu affronta gare e obiettivi
Per Tortu, l’atletica è una disciplina senza margini di interpretazione: il cronometro decide tutto. Ogni gara è affrontata con una doppia mentalità: razionale, valutando i propri limiti e i tempi degli avversari, e “irrazionale”, con la volontà di vincere a prescindere dalle previsioni. La concentrazione è totale, paragonabile a un cavallo con i paraocchi: l’attenzione va solo sulla propria corsia per evitare irrigidimenti e rallentamenti. Tra i 100 e i 200 metri, la preferenza attuale di Tortu va al 200, dove la curva rappresenta la sfida tecnica più complessa, influenzando decisamente il rettilineo finale.
Atleti e istituzioni: il ruolo delle Fiamme Gialle
Il Gruppo Sportivo Fiamme Gialle offre agli atleti olimpici italiani la possibilità di dedicarsi completamente all’allenamento, senza dover cercare un secondo lavoro. Tortu, finanziere a tutti gli effetti, partecipa anche ad addestramenti militari come il tiro a segno, e ha ricevuto onorificenze come Cavaliere, Commendatore e Collare d’Oro al Merito Sportivo. Il rapporto con le istituzioni è intenso: il Presidente Sergio Mattarella ha seguito da vicino momenti chiave della sua carriera, tra cui la finale olimpica di Tokyo e gli Europei di Roma.
Vita quotidiana e passioni insolite
Oltre alla pista, Tortu coltiva interessi particolari: il campionato mondiale di freccette a Londra, che segue da spettatore, è per lui un mix tra sport e carnevale, con costumi divertenti e 15.000 spettatori travestiti. Tra i suoi talenti curiosi, la “mossa della mela” – aprire una mela con un solo dito – e la bibita siciliana al mandarino verde, rituale scaramantico condiviso con la staffetta 4×100 prima della finale d’oro a Tokyo.
Come gestisce gli infortuni Tortu?
La carriera di Tortu è segnata da episodi fisici insoliti: fratture multiple, lussazioni, incidenti domestici e persino formiche nell’orecchio. Nonostante ciò, l’atleta gestisce il reflusso gastroesofageo con modifiche alimentari mirate e affronta protocolli antidoping severi, che richiedono la reperibilità quotidiana per un’ora e controlli anche in momenti critici come esami scolastici o incontri istituzionali.
Lo sport come specchio della società
Filippo Tortu vede nello sport un passo avanti rispetto alla società in termini di integrazione e normalità sociale. L’esempio storico di Livio Berruti e della sua amicizia con Wilma Rudolph mostra come l’atletica abbia superato le barriere razziali decenni prima della politica. Per lui, in pista conta solo l’avversario come atleta: la nazionalità o il colore della pelle non influiscono sulle competizioni.






