Roma, 17 gennaio 2026 – A dieci anni dalla scomparsa di Ettore Scola, avvenuta il 19 gennaio 2016, si rinnova l’attenzione sull’eredità artistica e culturale lasciata da uno dei più grandi maestri della commedia all’italiana. Nato a Trevico, in provincia di Avellino, il 10 maggio 1931, Scola è stato un autore capace di raccontare con ironia e profondità i vizi e le virtù degli italiani, lasciando un segno indelebile nel panorama cinematografico nazionale e internazionale.

Un Maestro della Commedia all’Italiana e dell’Affresco Sociale
La carriera di Ettore Scola si è sviluppata lungo oltre quattro decenni, attraversando momenti fondamentali della storia italiana, dal dopoguerra fino agli inizi del nuovo millennio. La sua formazione è iniziata giovanissimo, quando appena quindicenne collaborava con la redazione del settimanale satirico Marc’Aurelio, dove conobbe figure come Ruggero Maccari, suo storico sodale e sceneggiatore di molti successi.
Dal 1953, Scola si affermò come sceneggiatore di commedie popolari, lavorando con grandi nomi quali Alberto Sordi e Dino Risi. Il suo esordio alla regia avvenne nel 1964 con “Se permettete parliamo di donne”, ma la consacrazione arrivò con film che sono diventati pietre miliari della cinematografia italiana, come “C’eravamo tanto amati” (1974), dedicato a Vittorio De Sica, e “Una giornata particolare” (1977), con Marcello Mastroianni e Sophia Loren, che gli valsero riconoscimenti internazionali e candidature agli Oscar.
Il cinema di Scola si distingue per un’inscindibile unione tra ironia, affresco storico e denuncia sociale. Dai ritratti corali di “La terrazza” e “La famiglia” alla satira feroce di “Brutti, sporchi e cattivi”, i suoi film raccontano con umanità e acutezza le trasformazioni della società italiana, senza mai rinunciare a un afflato di solidarietà e amicizia, temi ricorrenti nella sua opera.
L’Eredità Culturale e Artistica
La lezione di Ettore Scola si estende oltre i suoi film. Come sottolinea il critico Walter Veltroni, il “filo rosso” che attraversa la sua opera è rappresentato dall’importanza dell’amicizia e della solidarietà, valori che Scola ha saputo esprimere con intelligenza e cuore. Ha inoltre mantenuto un atteggiamento di apertura verso i giovani cineasti, cercando di interpretare i loro sogni e sgomenti, pur rimanendo fermo nei suoi valori etici e politici, essendo stato anche ministro ombra della cultura nel Partito Comunista Italiano.
Nella sua lunga carriera, Scola ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui otto David di Donatello e quattro candidature all’Oscar come miglior film straniero. Tra i suoi ultimi lavori spicca il documentario “Che strano chiamarsi Federico” (2013), dedicato a Federico Fellini, con cui condivise un lungo percorso artistico e umano.
La sua influenza è evidente in registi contemporanei come Paolo Virzì e Nanni Moretti, che hanno saputo mantenere vivo l’impegno sociale e la capacità di raccontare il proprio tempo con ironia e impegno. Anche autori più giovani, come Ugo Fabrizio Giordani e Gianfrancesco Lazotti, hanno preso ispirazione dal suo stile.
Tuttavia, Scola avrebbe con ogni probabilità visto con una certa preoccupazione l’attuale tendenza della commedia italiana a smussare i toni critici e satirici, preferendo spesso un intrattenimento più superficiale e privo di memoria storica.
La Collaborazione con Ruggero Maccari e Altri Grandi del Cinema Italiano
Fondamentale per la carriera di Scola è stata la collaborazione con lo sceneggiatore Ruggero Maccari, con cui ha firmato alcune delle commedie più memorabili del cinema italiano. Maccari, scomparso nel 1989, è stato autore di testi per film come “Il sorpasso”, “Profumo di donna” e “Brutti, sporchi e cattivi”. La loro sinergia ha contribuito a definire il tono e la sostanza della commedia all’italiana, caratterizzata da una sottile ironia e da un’intensa capacità di osservazione sociale.
L’esperienza di Scola si è inoltre nutrita della frequentazione di altri grandi autori come Monicelli, Comencini e Risi, figure che hanno contribuito a creare un clima creativo irripetibile nella storia del cinema italiano.
La sua capacità di coniugare temi “alti” con la cultura popolare, unita a una curiosità intellettuale e a un amore per la gente comune, ha fatto di Scola un intellettuale profondamente radicato nel suo tempo, capace di usare il cinema come strumento di riflessione e di coscienza sociale.






