Roma, 12 marzo 2026 – La scomparsa di Enrica Bonaccorti, avvenuta oggi nella Capitale all’età di 76 anni, richiama alla memoria non solo la figura di una delle conduttrici televisive più amate degli anni Ottanta e Novanta, ma anche di un’artista poliedrica che ha saputo farsi apprezzare nei campi della musica, del teatro, della radio e della narrativa. La sua carriera, iniziata negli anni Settanta, si è distinta per una profonda attenzione alla parola e alla capacità di comunicare emozioni attraverso diversi linguaggi artistici.
Enrica Bonaccorti: dalle parole alla televisione
Nata a Savona nel 1949, Enrica Bonaccorti si avvicinò al mondo dello spettacolo sin da giovane, trasferendosi a Roma e dedicandosi al teatro. La sua formazione all’Accademia d’arte drammatica le permise di muovere i primi passi come attrice, lavorando con compagnie prestigiose e affermandosi in produzioni teatrali e sceneggiati televisivi di rilievo come L’amaro caso della baronessa di Carini (1975). Parallelamente coltivava una passione per la scrittura, che l’avrebbe portata a diventare una delle paroliere più interessanti della sua generazione.
Il successo in ambito musicale arrivò grazie al sodalizio con Domenico Modugno, con il quale scrisse alcune canzoni destinate a rimanere nella storia della musica italiana. Tra queste, “La lontananza”, datata 1970, rappresenta uno dei capolavori della canzone d’autore italiana del Novecento. La celebre metafora contenuta nel testo – “La lontananza è come il vento: spegne i fuochi piccoli, ma accende quelli grandi” – è diventata un simbolo universale della resilienza dei sentimenti di fronte alla distanza e al tempo. Il successo di questa canzone fu immediato e duraturo, confermando la capacità di Enrica Bonaccorti di coniugare poesia e immediatezza espressiva.
Oltre a La lontananza, Bonaccorti firmò per Modugno altri brani importanti, come Amara terra mia (1973), una struggente riflessione sull’emigrazione e il legame con la propria terra d’origine, che ancora oggi viene riconosciuta come un inno alle radici e alla nostalgia.

Una carriera televisiva di grande successo e versatilità artistica
Dopo l’esperienza nel teatro e nel cinema, dove recitò anche in film diretti da Lina Wertmüller (Film d’amore e d’anarchia, 1973) e in produzioni della commedia all’italiana, Enrica Bonaccorti si affermò come conduttrice televisiva. Il suo debutto in Rai risale al 1978 con il gioco a premi Il sesso forte, ma il vero trampolino di lancio fu la conduzione di programmi come Italia sera e Pronto, chi gioca?, che le valsero riconoscimenti e premi come il Telegatto e l’Oscar TV.
Il passaggio a Fininvest negli anni Ottanta fu segnato da una serie di programmi di successo, tra cui Cari genitori e la prima edizione di Non è la Rai, format innovativo che rivoluzionò la televisione del pomeriggio con un linguaggio fresco e giovane. Nel 2019, Enrica Bonaccorti tornò in televisione su Sky Italia con il programma Ho qualcosa da dirti su TV8, confermando la sua capacità di rinnovarsi e di comunicare con il pubblico anche nelle nuove generazioni.
Parallelamente alla conduzione, mantenne un ruolo importante anche in radio, conducendo trasmissioni come Chiamate Roma 3131, che anticipava lo stile del talk show moderno, e Tornando a casa su Rai Radio 1, dimostrando una versatilità rara nel panorama dello spettacolo italiano.

L’eredità artistica e umana: scrittrice e voce della cultura
Negli ultimi anni, la vena autoriale di Enrica Bonaccorti si è espressa soprattutto nella narrativa. Il suo esordio letterario nel 2007 con La pecora rossa ha rivelato una scrittura attenta alle sfumature psicologiche dei personaggi. Nel 2010 ha pubblicato L’uomo immobile, un romanzo intenso che affronta il tema della locked-in syndrome, raccontando con sensibilità una condizione difficile e poco conosciuta.
Più recentemente ha dato vita a una serie di romanzi con protagonista Cetti Curlo, che uniscono ironia, osservazione sociale e malinconia, confermando la sua capacità di raccontare le complessità dell’animo umano con eleganza e misura.
L’intero percorso artistico di Enrica Bonaccorti è contraddistinto da un rapporto profondo con la parola, che ha saputo modellare in musica, dialoghi televisivi, testi teatrali e romanzi. La sua figura resta un esempio di come la cultura e l’arte possano attraversare i decenni mantenendo una cifra stilistica distintiva e un impegno autentico verso il pubblico.




