Madrid, 14 gennaio 2026 – La Procura spagnola ha deciso di ascoltare come testimoni protette le due ex lavoratrici che hanno denunciato il cantante Julio Iglesias per presunte aggressioni sessuali e sfruttamento lavorativo all’interno delle sue residenze nei Caraibi. La notizia è stata resa nota da Women’s Link Worldwide e Amnesty International durante una conferenza stampa online dedicata al caso.
Le denunce delle presunte vittime di Julio Iglesias
Le due donne, una collaboratrice domestica e una fisioterapista, hanno raccontato di un clima di lavoro segnato da «isolamento, controllo e terrore» nelle residenze di Iglesias a Punta Cana (Repubblica Dominicana) e Lyford Cay (Bahamas), dove avrebbero subito molestie sessuali, umiliazioni e condizioni lavorative abusive nel 2021. Le accuse, emerse da un’inchiesta giornalistica durata tre anni e pubblicata da ElDiario.es e Univision Noticias, descrivono episodi di toccamenti non consensuali, insulti e pressioni per rapporti sessuali, oltre a reati connessi come la tratta di esseri umani a scopo di lavoro forzato e servitù.
Rebecca, una delle presunte vittime, ha dichiarato di essere stata chiamata “quasi ogni notte” nella stanza di Iglesias, sentendosi «come un oggetto, come una schiava», mentre Laura, la fisioterapista, ha denunciato baci e palpeggiamenti indesiderati durante le ore di lavoro. Entrambe le donne hanno evidenziato un sistema di reclutamento mirato a giovani donne attraverso annunci social, con richieste di foto del corpo e domande intime all’arrivo.
L’indagine preliminare e le reazioni delle organizzazioni
La denuncia formale è stata presentata il 5 gennaio 2026 alla Audiencia Nacional dalla ONG Women’s Link Worldwide per i presunti reati di abuso e aggressione sessuale, tratta di esseri umani e imposizione di lavoro forzato. Jovana Rios Cisnero, direttrice esecutiva di Women’s Link, ha definito l’ascolto delle due donne da parte della Procura un passo fondamentale nella ricerca di giustizia, sottolineando che altre donne che hanno lavorato con Iglesias si sono fatte avanti, pur mantenendo l’anonimato per motivi di sicurezza.
Virgilia Alvarez di Amnesty International Spagna ha evidenziato che il caso non rappresenta un episodio isolato ma un modello di sfruttamento sistemico, in cui il lavoro e il corpo delle donne vengono considerati «a buon mercato e sostituibili». La Procura ora dovrà valutare se procedere con un’azione giudiziaria o archiviare il fascicolo.






