L’intervista di Ambra Angiolini al podcast Tintoria restituisce il ritratto di una protagonista dello spettacolo italiano molto diversa dall’immagine patinata che l’ha accompagnata fin dagli esordi. Dietro una carriera iniziata precocemente e costellata di successi, emerge una personalità segnata da insicurezze profonde, da una persistente sindrome dell’impostore e da un rapporto complesso con la fama. Il racconto intreccia infanzia, lavoro, traumi e scelte controcorrente, restituendo una figura che ha sempre cercato autenticità, anche a costo di rinunciare a strade apparentemente vincenti.
L’infanzia di Ambra Angiolini
Tra i ricordi più forti evocati da Ambra Angiolini c’è un’esperienza vissuta a soli sei anni, che ha lasciato un’impronta duratura sulla sua vita. Racconta di essere stata coinvolta dal padre e da alcuni suoi amici in un tentativo di recupero di presunti reperti da una tomba etrusca. Data la sua corporatura minuta, fu lei a essere calata nel buio attraverso un piccolo foro scavato nel terreno, nel cuore della notte. L’episodio, descritto come spaventoso, è all’origine di una paura del buio mai superata, tanto che ancora oggi dorme con la luce accesa. Pur raccontando il fatto con ironia e senza condannare il padre, Ambra riconosce l’impatto psicologico profondo di quell’esperienza, che è diventata parte integrante del suo modo di essere adulta.
La paura del buio come tratto identitario
Quella fobia infantile non è rimasta confinata al passato, ma si è trasformata in un elemento concreto della sua quotidianità. Dormire con la luce accesa è diventato per Ambra una necessità irrinunciabile, persino un metro con cui valutare la compatibilità nelle relazioni. Il modo in cui racconta questo aspetto rivela una capacità di rileggere i traumi senza negarli, trasformandoli in chiavi di comprensione di sé e del proprio comportamento.
L’esordio inatteso e la fama improvvisa
L’ingresso nel mondo dello spettacolo non nasce da un progetto consapevole. Ambra frequentava una scuola di danza quando venne selezionata per un provino generico destinato a un programma estivo. Durante la selezione, cercò inconsciamente di sabotare l’occasione scrivendo in modo volutamente ambiguo il proprio numero di telefono. Fu l’insegnante di danza a scoprire l’errore e a rimediare, permettendole di essere rintracciata dalla produzione. Da lì iniziò l’avventura di Non è la Rai, che la catapultò in una notorietà travolgente quando era ancora giovanissima.
L’incontro tra Ambra Angiolini e Gianni Boncompagni
La svolta arrivò quando Ambra si presentò in trasmissione con i suoi capelli ricci naturali, sentendosi fuori posto e a disagio. Proprio quell’unicità attirò l’attenzione di Gianni Boncompagni, che iniziò a dialogare con lei in diretta. L’auricolare, inizialmente strumento di guida, divenne presto un banco di prova continuo: Boncompagni lo usava per scherzi, provocazioni e suggerimenti spiazzanti, costringendola a sviluppare autocontrollo, improvvisazione e una sana distanza da sé stessa. Parallelamente, le offrì una vera e propria educazione culturale, spingendola a leggere libri, quotidiani e ad ascoltare programmi di approfondimento, costruendo una formazione che andava ben oltre la televisione.
Il peso emotivo del successo e le polemiche
Nonostante il successo enorme, quel periodo fu vissuto con grande sofferenza. Ambra racconta di piangere spesso, schiacciata dalla sensazione di non essere all’altezza e dalla convinzione di stare occupando un posto che non le spettava. La sindrome dell’impostore divenne una costante, alimentando atteggiamenti difensivi e talvolta bruschi. A questo si aggiunsero le polemiche che circondarono Non è la Rai, dalle proteste femministe che portarono alla chiusura forzata negli studi, fino alle accuse provenienti da ambienti ecclesiastici, che arrivarono persino a evocare una presunta possessione demoniaca.
La parentesi musicale e la scelta di fermarsi
Il successo di T’appartengo trasformò Ambra anche in un fenomeno musicale, portandola a esibirsi all’estero. In Sudamerica, e in particolare al Festival di Viña del Mar, si trovò davanti a decine di migliaia di persone che cantavano al posto suo. Nonostante l’entusiasmo del pubblico, quella esperienza consolidò una consapevolezza dolorosa: non si sentiva una cantante e viveva quel ruolo come una menzogna. Proprio per questo, decise di interrompere la carriera musicale, rifiutando di continuare in qualcosa che non sentiva autentico.
La ricerca di autonomia e la svolta professionale
Determinata a dimostrare a sé stessa di potercela fare senza scorciatoie, Ambra riuscì a ottenere uno spazio al DopoFestival scrivendo una lettera ironica, fingendosi il proprio avvocato. L’esperienza con Pippo Baudo si rivelò decisiva, rafforzando la fiducia nelle proprie capacità. Seguirono il teatro, con un debutto paradossale in cui interpretava una morta immobile in scena, e poi il cinema, arrivato dopo un provino fallito per una soap e l’incontro inatteso con Ferzan Özpetek, che la volle senza nemmeno sottoporla a un’audizione.
Il cinema come riscatto inatteso
L’ingaggio in Saturno Contro arrivò in un momento delicato della sua vita, segnato dalla gravidanza e da nuove paure. Özpetek credette nella sua fragilità come valore aggiunto, e il successo del film, accompagnato da premi importanti, colse Ambra di sorpresa. Ancora una volta, il riconoscimento arrivò quando le aspettative su di lei erano basse, confermando un percorso sempre costruito controcorrente.
Le figure che hanno lasciato un segno nel percorso di Ambra Angiolini
Nel suo racconto emergono con forza le persone che hanno inciso profondamente sul suo cammino. Boncompagni come mentore e figura paterna, Baudo come sostegno silenzioso, Dario Fo come compagno di viaggio capace di svelarle l’effimero della fama, Stefano Benni come complice teatrale e Özpetek come regista che ha trasformato la vulnerabilità in forza espressiva.
La sindrome dell’impostore come motore
Angiolini non nasconde che quella sensazione di essere “fuori posto” non l’ha mai abbandonata. Cambiare spesso lavoro, non sentirsi indispensabile e restare in dubbio è diventato, paradossalmente, un modo per restare vigile e onesta con sé stessa. Un’inquietudine che considera anche una forma di fortuna, perché le impedisce di adagiarsi.
L’impegno civile di Ambra Angiolini
Accanto al percorso artistico emerge un forte senso di responsabilità civile. La firma al manifesto Dissenso Comune e le riflessioni sulla difficoltà di denunciare le molestie nel mondo dello spettacolo mostrano una maturità che va oltre la carriera. Ambra richiama l’esperienza di Franca Rame per spiegare quanto spesso le vittime subiscano una seconda violenza, quella del giudizio e del sospetto.
Dettagli privati che raccontano una persona
L’intervista si apre e si chiude con aneddoti apparentemente leggeri, come la sua ironica attenzione alla regolarità intestinale, l’origine curiosa del nome Ambra, l’allergia alla marijuana o il ruolo decisivo della radio come rinascita dopo un periodo di difficoltà. Dettagli che, messi insieme, completano il ritratto di una donna che ha trasformato fragilità, ironia e lucidità in una carriera solida, mai scontata.






