Tommaso Faoro, comico e autore, si racconta nel podcast Tintoria, offrendo uno sguardo approfondito sulla sua evoluzione professionale. Il percorso di Faoro segna una transizione significativa: dalla stand-up comedy alla scrittura e progettazione di contenuti televisivi e editoriali, privilegiando la riflessione critica rispetto alla performance immediata.
Distanza dalla stand-up e orientamento all’autorialità
Faoro ammette di aver contemplato più volte l’idea di abbandonare il palco, percependo la stand-up come un ambiente spesso eccessivamente autoreferenziale. Nei suoi interventi, definisce il genere talvolta pretenzioso, soprattutto quando i comici tentano di assumere ruoli filosofici o troppo intellettuali. La collaborazione con programmi come Battute su Rai 2 e con Francesco De Carlo ha consolidato la sua vocazione di autore: secondo Faoro, in Italia l’autore televisivo non si limita a scrivere battute, ma coordina scalette, definisce il ritmo degli sketch e garantisce la fattibilità di ogni segmento dello show. Ha inoltre lavorato con comici come Nuzzo e Di Biase, affinando la capacità di adattare il proprio umorismo a differenti voci comiche.
Satira gastronomica: il libro “Bella Senza Ananas”
Il volume di Faoro, pubblicato da People (a cura di Pippo Civatti), affronta le tendenze culinarie contemporanee con un approccio satirico, decostruendo fenomeni iconici del cibo italiano. L’autore ribalta stereotipi, ad esempio con la parodia della pizza all’ananas: un’inversione ironica in cui gli hawaiani si scandalizzano per la “pizza senza ananas” italiana. Figure note come Giorgione e l’Antico Vinaio diventano bersagli comici, rispettivamente per l’ossessione calorica e per l’uso distopico del successo commerciale come potere politico. Faoro racconta anche un tour culinario del Nord Italia, soffermandosi sulla tecnica dei tramezzini a Mestre e sull’uso del radicchio a Treviso come elemento decorativo piuttosto che gastronomico.
La vita privata di Faoro
L’intervista svela dettagli personali che influenzano la comicità di Faoro. La sua prima abitazione a Roma, una stanza isolata con scarsa illuminazione, ha contribuito a sviluppare la sensibilità per il paradosso e l’assurdo. Non possiede la patente di guida, scelta che definisce un modo per “hackerare la vita”, evitando responsabilità e complicazioni logistiche. La sua relazione con la nutrizionista diventa materiale comico, con battute sulle misurazioni impedenziometriche e l’impossibilità di rispettare rigidi regimi alimentari durante le tournée.
Riferimenti culturali e passioni personali
Faoro cita diversi elementi della cultura pop che hanno segnato il suo immaginario. Leone di Lernia viene ricordato come un autentico artista della musica demenziale, la cui discografia satirica attraversa generi e decenni. Il wrestling professionistico viene analizzato come “sport entertainment”, con particolare attenzione al concetto di kayfabe, nonostante i costi elevati per seguire gli eventi dal vivo. La cinefilia rappresenta un’altra ossessione, da cui Faoro si dichiara “guarito”, criticando i festival e i critici rancorosi, pur mantenendo interesse per piattaforme di nicchia come Mubi.
Citazioni e aneddoti significativi
Alcuni passaggi dell’intervista restituiscono efficacemente la personalità di Faoro: sulla stand-up, afferma: “C’è uno vestito da tecnico delle caldaie in piedi che parla… che spettacolo è?”. Su Leone di Lernia: “È l’unico comico che quando è morto ho pianto… c’è una genuinità in lui.” Sul ruolo dell’autore televisivo: “L’autore in Italia fa scalette, tantissimi brainstorming, suggestioni, pause caffè bellissime.” E riguardo alla pizza all’ananas: “È una cosa che si sono inventati per triggerare gli italiani e farci salire la pressione.” Inoltre, l’esperienza con Asfidanken nel programma Battute, dove interpretò un cane immobile, rimane uno degli aneddoti più memorabili della sua carriera.






