Roma, 23 gennaio 2026 – Si è spento oggi a quasi 87 anni Carlo Cecchi, uno dei più grandi interpreti italiani di teatro e cinema del secondo Novecento. Nato a Firenze nel 1939, Cecchi ha lasciato un segno indelebile nella scena artistica nazionale, distinguendosi come attore e regista teatrale di rilievo e vincitore nel 2007 del prestigioso Premio Gassman.
Carlo Cecchi: una carriera dedicata al teatro e al cinema
Dopo essersi diplomato all’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, Carlo Cecchi ha costruito una carriera che ha unito la passione per il teatro classico e d’innovazione, alternando il lavoro di attore a quello di regista. Tra le sue interpretazioni più celebri spicca il ruolo di protagonista e regista in Ivanov di Anton Čechov, rappresentato nel 1982 al Teatro Niccolini di Firenze e al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nel teatro ha inoltre affrontato magistralmente testi di Beckett, Molière, Shakespeare e Ibsen, affermandosi come una delle voci più autorevoli della scena italiana.
Nel cinema, Cecchi è ricordato soprattutto per il ruolo di Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano (1991) diretto da Mario Martone, film che ha segnato un importante momento nella sua carriera e nella cinematografia italiana contemporanea. Il suo percorso sul grande schermo comprende collaborazioni con registi di spicco come Bernardo Bertolucci, Pupi Avati e Ferzan Özpetek, partecipando a pellicole come Io ballo da sola (1996), Il bagno turco (1997) e Miele (2013), quest’ultimo firmato da Valeria Golino.
Il sodalizio con Mario Martone e l’eredità artistica
Il rapporto professionale con il regista Mario Martone è stato uno degli elementi chiave nel percorso artistico di Cecchi. Martone, anch’egli figura di spicco del teatro e del cinema italiano, lo ha diretto in diverse occasioni, tra cui l’acclamato Morte di un matematico napoletano, valorizzando l’intensità interpretativa di Cecchi.
Carlo Cecchi si è distinto per la sua visione critica del teatro contemporaneo, privilegiando il contatto diretto con il pubblico e difendendo la dimensione live della rappresentazione come esperienza insostituibile, lontana dalle forme virtuali di fruizione artistica. La sua carriera è stata un costante omaggio alla passione per il palcoscenico, un fuoco artistico alimentato da un impegno rigoroso e da una profonda umiltà nell’essere “semplicemente attore”.
La scomparsa di Carlo Cecchi segna la fine di un’epoca per il teatro e il cinema italiani, lasciando un’eredità artistica ricca e preziosa per le future generazioni.






