Firenze, 29 gennaio 2026 – L’ospedale Careggi di Firenze dovrà versare 1 milione e 100 mila euro ai familiari di Davide Astori, il capitano della Fiorentina scomparso improvvisamente il 4 marzo 2018 a Udine, mentre si trovava in albergo alla vigilia della partita di campionato contro l’Udinese. La somma sarà destinata alla compagna Francesca Fioretti, alla figlia Vittoria, ai genitori e ai fratelli del calciatore, in seguito alla decisione del tribunale di Firenze, successivamente confermata dalla Corte di Cassazione.
Astori, la decisione dei giudici e la responsabilità dell’ospedale
Secondo quanto stabilito dai giudici, la responsabilità civile del risarcimento ricade sull’ospedale Careggi, in applicazione della normativa italiana che disciplina i casi di responsabilità medica. La legge prevede infatti che sia la struttura sanitaria a risarcire i familiari della vittima (Davide Astori) e che, solo in un secondo momento, l’ospedale possa rivalersi sul medico qualora venga accertata una colpa grave nella condotta professionale.
Il risarcimento rappresenta il riconoscimento formale di una responsabilità nella gestione della salute del calciatore.
La condanna del medico e le anomalie non approfondite
La vicenda giudiziaria aveva già portato alla condanna a un anno di reclusione, con pena sospesa, del professor Giorgio Galanti, il medico che seguiva Astori. Secondo la Suprema Corte, Galanti non avrebbe interpretato correttamente alcune anomalie emerse durante una prova da sforzo a cui il calciatore era stato sottoposto.
Anomalie che, sempre secondo i giudici, avrebbero richiesto ulteriori e più approfonditi accertamenti clinici. La Cassazione ha confermato la correttezza delle valutazioni espresse nei precedenti gradi di giudizio.
Un caso simbolo per il calcio italiano
La morte di Davide Astori, avvenuta quando aveva 31 anni, aveva suscitato un forte impatto emotivo nel mondo del calcio e nell’opinione pubblica. Capitano della Fiorentina e figura apprezzata per professionalità e correttezza, Astori era diventato un simbolo ben oltre il campo di gioco, con numerosi omaggi arrivati da tutto il Paese.
Il risarcimento riconosciuto ai familiari assume così un valore che va oltre l’aspetto economico, inserendosi in un più ampio dibattito sull’importanza dei controlli medici nel calcio professionistico e sulla necessità di procedure rigorose per prevenire tragedie simili. La vicenda resta uno dei casi più noti in Italia in materia di responsabilità medica nello sport, confermando il peso decisivo di diagnosi accurate e tempestive.






