Roma, 13 gennaio 2026 – Un importante traguardo scientifico nel campo della biotecnologia vegetale è stato raggiunto da un team di ricercatori olandesi dell’Università di Wageningen, specializzata in scienze agrarie. Gli studiosi hanno riportato in vita un antico enzima della cannabis, risalente a milioni di anni fa, grazie a una nuova tecnica che ha permesso di ricostruire la sequenza ancestrale del gene responsabile della sua produzione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata Plant Biotechnology Journal.
Ricostruzione e caratteristiche dell’enzima ancestrale della cannabis
Il gruppo coordinato dal professor Robin van Velzen si è concentrato su una famiglia di enzimi noti come cannabinoidi ossidociclasi, fondamentali per la sintesi di composti attivi della cannabis quali tetraidrocannabinolo (THC), cannabidiolo (CBD) e cannabicromene (CBC). Attraverso l’analisi delle sequenze di DNA presenti nelle piante moderne, i ricercatori sono riusciti a “rimontare” il gene ancestrale e a sintetizzare l’enzima originario.
Una scoperta rilevante è che, mentre oggi ogni enzima è specializzato nella produzione di un singolo cannabinoide, nelle piante ancestrali questi enzimi erano molto più flessibili, capaci di produrre simultaneamente diversi composti. Questa caratteristica di versatilità potrebbe rappresentare un vantaggio per lo sviluppo di nuovi farmaci, dato che l’enzima ancestrale si è dimostrato più robusto e adattabile rispetto ai suoi discendenti.
Implicazioni per la ricerca farmacologica e applicazioni pratiche
Secondo van Velzen, “ciò che una volta sembrava evolutivamente ‘incompiuto’ ora si può rivelare estremamente utile”. La ricostruzione dell’enzima antico non solo offre una nuova chiave per comprendere l’evoluzione della cannabis nel corso dei millenni, ma apre anche la strada a potenziali innovazioni in campo farmacologico. L’enzima ancestrale potrebbe infatti costituire la base per la produzione di nuovi composti terapeutici, sfruttando la sua maggiore flessibilità e stabilità.
Lo studio sottolinea così l’importanza dell’approccio evolutivo per migliorare la conoscenza dei meccanismi biochimici alla base dei cannabinoidi e per l’eventuale sviluppo di farmaci più efficaci e mirati. L’Università di Wageningen conferma ancora una volta il suo ruolo di primo piano nella ricerca agraria e biotecnologica a livello mondiale.
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