8 gennaio 2026 – Una scoperta scientifica rivoluzionaria ha confermato la presenza in Europa di dinosauri appartenenti alla famiglia dei ceratopsidi, noti come i dinosauri “cornuti”, fino a oggi ritenuti esclusivi di Asia e America. La conferma arriva dallo studio di nuovi fossili risalenti a 84 milioni di anni fa, rinvenuti in Ungheria, che hanno condotto a una riclassificazione di altri quattro dinosauri europei, precedentemente considerati parenti degli iguanodonti.
La scoperta dei dinosauri “cornuti” europei
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature da un team internazionale guidato dall’Università di Birmingham, ha evidenziato che i ceratopsidi non erano assenti in Europa, ma piuttosto comuni. La paleontologa Susannah Maidment ha spiegato che questa nuova evidenza modifica radicalmente la nostra comprensione della fauna europea durante il periodo del Cretaceo, suggerendo che l’ecosistema di dinosauri in Europa fosse simile a quello delle altre aree dell’emisfero settentrionale.
Il paleobiologo Richard Butler ha sottolineato come la somiglianza tra ceratopsidi e iguanodonti, dovuta a caratteristiche evolutive comuni e a sviluppi indipendenti come la capacità di camminare su quattro zampe e schemi masticatori complessi, abbia reso difficile, in passato, una classificazione corretta basata su frammenti scheletrici limitati.

Implicazioni paleogeografiche e migratorie
I ceratopsidi, originari dell’Asia, avrebbero effettuato più migrazioni verso il Nord America, e ora la loro presenza in Europa, che all’epoca era un arcipelago nell’Oceano Tetide, colma un’importante lacuna nelle rotte migratorie conosciute. Questa scoperta rafforza l’idea che i dinosauri potessero spostarsi tra continenti e isole anche durante la formazione dell’oceano Atlantico, modificando le dinamiche di diffusione delle specie nel Cretaceo.
La ricerca, condotta da studiosi dell’Università di Birmingham, città inglese nota per il suo centro di studi paleontologici, rappresenta un significativo passo avanti nella ricostruzione degli ecosistemi preistorici europei e apre nuovi scenari per l’analisi della biodiversità dei dinosauri nel passato.






