Roma, 2 febbraio 2026 – Nuove importanti scoperte emergono dallo studio di Giove, il gigante gassoso del nostro sistema solare, grazie ai dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA. I risultati, frutto di un’analisi condotta da un team internazionale guidato dal Weizmann Institute of Science e pubblicati su Nature Astronomy, indicano che il pianeta è leggermente più piccolo e più schiacciato ai poli rispetto a quanto stimato in precedenza.
Giove: un pianeta più piccolo e più piatto
Secondo i dati della sonda Juno, che orbita attorno a Giove dal 2016, il pianeta ha un diametro all’equatore inferiore di circa 8 chilometri rispetto alle precedenti misurazioni, mentre ai poli risulta più schiacciato di circa 24 chilometri. Questi nuovi valori sono stati ottenuti sfruttando un innovativo approccio: la sonda ha passato per la prima volta un tratto orbitale “dietro” il pianeta rispetto alla Terra, permettendo di studiare come il segnale radio di Juno venisse bloccato e deviato dall’atmosfera gioviana. Questa tecnica ha consentito di tracciare mappe dettagliate della temperatura e della densità atmosferica, migliorando la comprensione della forma reale di Giove.
Le precedenti stime risalivano a quasi cinquant’anni fa, basate sulle missioni Voyager e Pioneer. Come spiega Eli Galanti, scienziato senior coinvolto nello studio, le 26 nuove misurazioni di Juno hanno fornito dati più precisi, permettendo di correggere discrepanze di vecchia data e di adattare meglio i modelli interni del pianeta, sia dal punto di vista gravitazionale che atmosferico.

Implicazioni per la comprensione dei giganti gassosi
Lo studio, come sottolinea Yohai Kaspi del Dipartimento di Scienze della Terra e dei Pianeti del Weizmann Institute, ha rilevanti implicazioni per la comprensione della struttura e dell’evoluzione non solo di Giove, ma di tutti i pianeti gassosi, sia nel nostro sistema solare sia al di fuori di esso. Giove, infatti, rappresenta un riferimento fondamentale per lo studio dei giganti gassosi.
Incorporare nei modelli i potenti venti gioviani ha consentito al team di chiarire importanti incongruenze nelle precedenti misurazioni. Kaspi evidenzia come queste nuove conoscenze possano fornire indicazioni fondamentali sulle modalità di formazione del sistema solare, poiché Giove è probabilmente stato il primo pianeta a formarsi.
La missione Juno, lanciata nel 2011 e tuttora attiva grazie all’estensione concessa dalla NASA nel 2021, continua a fornire dati preziosi per approfondire la dinamica e la composizione del più grande pianeta del sistema solare. Questi progressi scientifici rappresentano un passo avanti significativo nella nostra comprensione dell’universo che ci circonda.






