Roma, 5 febbraio 2026 – Una nuova frontiera per la sostenibilità ambientale arriva dall’Italia grazie alla creazione della prima pianta bioibrida che promette di rivoluzionare il modo in cui le piante interagiscono con l’ambiente. Questo innovativo organismo è frutto del lavoro dei ricercatori della facoltà di Ingegneria della Libera Università di Bolzano, in collaborazione con altri dipartimenti dell’ateneo e centri di ricerca internazionali.
La pianta bioibrida: un connubio tra natura e tecnologia
La pianta bioibrida rappresenta un organismo vivente che combina elementi biologici con componenti tecnologici, in particolare nanoparticelle conduttive. Nel caso specifico, si tratta di piante di Arabidopsis thaliana, la specie modello più utilizzata nella ricerca vegetale. Le nanoparticelle impiegate sono costituite da poli(3-esiltiofene) (P3HT), un materiale conduttivo già noto per l’impiego in pannelli solari flessibili e elettronica verde.
Queste nanoparticelle, con dimensioni circa 500 volte inferiori al diametro di un capello umano, vengono assorbite dalle radici e trasportate alle foglie, migliorando la capacità fotosintetica e favorendo una crescita più robusta. La loro biocompatibilità permette un’assimilazione naturale da parte della pianta senza alterare il DNA.
Applicazioni e potenzialità della tecnologia
Manuela Ciocca, ricercatrice in Fisica sperimentale presso l’Università di Bolzano e ideatrice dello studio, sottolinea che questa tecnologia apre la strada a numerose applicazioni, dalla modifica delle proprietà vegetali senza alterazioni genetiche alla produzione di bioenergia. Le potenzialità si estendono dall’agricoltura sostenibile alle energie rinnovabili, offrendo un contributo significativo alla lotta contro il cambiamento climatico.
La scelta di Arabidopsis thaliana non è casuale: questa pianta, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae, è ampiamente utilizzata come organismo modello grazie al suo genoma relativamente semplice e al ciclo di vita breve, ideale per esperimenti in laboratorio. La capacità della pianta bioibrida di catturare più anidride carbonica e produrre energia rappresenta un passo importante verso soluzioni innovative e sostenibili per il futuro dell’ambiente.






