Tokyo, 13 gennaio 2026 – Si è spenta all’età di 49 anni Ai, la celebre scimpanzé giapponese simbolo di importanti ricerche sulle capacità cognitive dei primati non umani. La sua morte, avvenuta lo scorso venerdì presso il Centro per le origini evolutive dell’Università di Kyoto, è stata causata da un’insufficienza multiorgano legata all’età, come comunicato dal personale scientifico che ha seguito Ai per oltre quattro decenni.
Ai, un volto simbolo della ricerca cognitiva sui primati
Nata nel 1976 in Africa occidentale e trasferita in Giappone all’età di un anno, Ai è divenuta protagonista di un progetto pionieristico dedicato allo studio della mente degli scimpanzé. Fin da piccola, a soli 18 mesi, le fu affidata una tastiera collegata a un computer, che divenne lo strumento chiave per indagare la sua memoria, capacità di apprendimento e percezione simbolica. Gli studi del primatologo Tetsuro Matsuzawa hanno evidenziato che Ai era in grado, già a cinque anni, di riconoscere numeri da uno a sei, identificare colori e associare fino a 300 oggetti a etichette visive. La sua abilità nel riconoscere caratteri kanji le valse una menzione prestigiosa sulla rivista scientifica Nature nel 1985.
Non solo memoria e apprendimento: Ai mostrava anche un’inclinazione artistica, realizzando disegni spontanei senza incentivi alimentari. La sua intelligenza straordinaria si manifestò anche in episodi memorabili, come l’evasione dalla gabbia nel 1989 usando una chiave per aprire un lucchetto. Nel 2000, Ai diede alla luce Ayumu, anch’egli protagonista di studi internazionali per la sua memoria prodigiosa. Nel 2017, per celebrare il 40° anniversario del “Progetto Ai”, una sciarpa ispirata a uno dei suoi dipinti fu donata a Jane Goodall, massima autorità mondiale nello studio dei primati.
Una memoria sorprendente e un’eredità scientifica
Gli studi condotti su Ai e altri giovani scimpanzé hanno dimostrato che la loro capacità di memoria di lavoro, specialmente nel ricordare sequenze numeriche, può superare quella degli esseri umani adulti. Secondo Matsuzawa, questa abilità ricorda la memoria eidetica, tipica di alcuni bambini, capace di trattenere immagini complesse con grande precisione. Inoltre, la memoria numerica di Ai rappresenta solo una parte dell’intelligenza flessibile dei giovani scimpanzé, confermando così la complessità cognitiva di questi primati.
Ai ha lasciato un segno indelebile nella ricerca scientifica, contribuendo a ridefinire i confini tra intelligenza umana e animale e ispirando nuove generazioni di studiosi. La sua figura si inserisce in un contesto più ampio che ha visto protagoniste altre icone della primatologia, come Jane Goodall, recentemente scomparsa, la cui eredità nel campo dello studio e della conservazione degli scimpanzé continua a influenzare il mondo della scienza e della tutela ambientale.






