Washington, 31 marzo 2026 – Un episodio medico imprevisto ha segnato la missione Crew-11 della NASA a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), richiedendo un rientro anticipato dell’intero equipaggio. Protagonista è stato l’astronauta veterano Michael Fincke, che lo scorso gennaio ha temporaneamente perso la capacità di parlare durante una cena, pochi giorni prima di un’attività extraveicolare programmata.
Il malore di Michael Fincke sulla ISS
Il 7 gennaio 2026, mentre l’equipaggio si preparava per una passeggiata spaziale, Fincke ha manifestato improvvisamente un disturbo neurologico che gli ha impedito di articolare parole. L’assenza di dolore e la rapidità con cui il malore si è presentato hanno reso l’episodio particolarmente misterioso. I colleghi a bordo hanno prontamente attivato le procedure di emergenza e contattato il centro medico a Terra per un consulto immediato. Dopo approfonditi esami, è stato escluso un infarto o un soffocamento, ma le cause rimangono ancora da accertare.
La gravità della situazione ha portato la NASA a organizzare quella che è stata definita la prima evacuazione medica dalla ISS in 25 anni, anticipando il ritorno sulla Terra del veicolo spaziale Crew Dragon Endeavour e cancellando tutte le attività rimanenti della missione.
Il profilo di un astronauta esperto e le conseguenze operative
Michael Fincke, nato nel 1967 e astronauta NASA dal 1996, vanta oltre 548 giorni trascorsi nello spazio e numerose attività extraveicolari (EVA) al suo attivo. Alla sua quarta missione, svolgeva il ruolo di pilota della Crew-11 insieme a Zena Cardman, Kimiya Yui e Oleg Platonov. La passeggiata spaziale annullata avrebbe dovuto far diventare Fincke il sesto astronauta statunitense a compiere dieci uscite nello spazio.
Fincke ha raccontato in un’intervista che il malore è durato circa venti minuti e, dopo la fase critica, è tornato alla normalità senza conseguenze immediate. Tuttavia, il rientro precoce ha avuto un impatto significativo sulle attività scientifiche e operative programmate, interrompendo anche la prima EVA di Cardman.
Implicazioni per le missioni future e la sicurezza degli astronauti
L’episodio ha riacceso il dibattito sui rischi legati a missioni di lunga durata in microgravità e ha evidenziato la necessità di potenziare i sistemi di monitoraggio medico e gestione delle emergenze a bordo della ISS e nelle future missioni lunari e marziane. Progetti come Artemis II e le basi lunari permanenti dovranno affrontare la sfida di garantire la salute degli astronauti in ambienti sempre più remoti.
La NASA sta intensificando gli studi sui rischi sanitari spaziali e sviluppando nuove tecnologie mediche per supportare l’equipaggio in situazioni di emergenza, in vista delle missioni di esplorazione spaziale di prossima generazione.





