Roma, 20 gennaio 2026 – È stato tracciato un dettagliato identikit del “maschio tossico”, grazie a uno studio condotto da Deborah Hill Cone, docente presso la University of Auckland in Nuova Zelanda. La ricerca, pubblicata sulla rivista Psychology of Men & Masculinities, ha individuato otto indicatori chiave della mascolinità tossica negli uomini eterosessuali delle società occidentali, offrendo un quadro più nitido e basato su un ampio campione di oltre 15.000 soggetti.

Indicatori della mascolinità tossica: pregiudizi e sessismo al centro
Tra i fattori più rilevanti alla base della mascolinità tossica emergono il pregiudizio contro le identità sessuali, comunemente definito come omofobia, e il sessismo ostile, ovvero l’atteggiamento discriminatorio verso le donne che sfidano gli stereotipi di genere. Altri elementi caratterizzanti sono la dominanza e il narcisismo, mentre il sessismo benevolo – come l’idea che gli uomini dovrebbero proteggere e amare le donne – gioca un ruolo più contenuto. Inoltre, è stata rilevata anche una tendenza a opporsi alle iniziative volte a contrastare la violenza di genere.
La distribuzione nei gruppi: solo una minoranza è “ostilmente tossica”
Dall’analisi delle risposte fornite dagli intervistati, gli studiosi hanno suddiviso i partecipanti in cinque gruppi, con la buona notizia che solo il 3,2% degli uomini rientra nella categoria definita come “ostile tossico”, mentre il 35,4% è considerato “atossico”. Tra questi estremi si collocano due gruppi moderati con diverse tolleranze verso le minoranze sessuali e di genere (LGBTQ+) e un gruppo “benevolo tossico”, caratterizzato da alti livelli di sessismo ma non di ostilità.
I soggetti con maggior probabilità di appartenere al gruppo “ostile e tossico” sono uomini generalmente più anziani, single, disoccupati, religiosi o appartenenti a minoranze etniche. Anche chi si identifica politicamente come conservatore, chi affronta difficoltà economiche o emotive e chi ha un basso livello di istruzione è più rappresentato in questo cluster. In sostanza, si tratta principalmente di uomini emarginati e svantaggiati.
Lo studio di Deborah Hill Cone fornisce così un quadro aggiornato e articolato di un fenomeno complesso, gettando luce su dinamiche sociali che richiedono attenzione e interventi mirati.






