Roma, 11 febbraio 2026 – In occasione del decimo anniversario della storica scoperta delle onde gravitazionali, l’Italia si prepara a un nuovo passo avanti nel campo dell’astrofisica e della fisica fondamentale con la candidatura della Sardegna a ospitare il futuro Einstein Telescope (ET). La suggestiva miniera dismessa di Sos Enattos, nel cuore della regione, è infatti il sito prescelto per questo ambizioso progetto europeo, che rappresenta un salto tecnologico e scientifico di portata mondiale.
L’eredità della scoperta e la sfida scientifica dell’Einstein Telescope
Per Fabio Florindo, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la rivelazione delle onde gravitazionali ha cambiato radicalmente il modo in cui osserviamo l’universo e lo spazio circumterrestre. Florindo, da poco insediato alla guida dell’INGV con una carriera prestigiosa nel settore delle geoscienze, sottolinea come l’Italia abbia ora l’opportunità di consolidare la propria leadership scientifica investendo in infrastrutture all’avanguardia come l’Einstein Telescope.
Il progetto del Telescopio Einstein è erede diretto delle scoperte compiute dai rilevatori di seconda generazione Advanced LIGO e Advanced Virgo, che hanno permesso di osservare per la prima volta le increspature dello spaziotempo generate da eventi cosmici estremi, come la collisione di buchi neri. Grazie a queste osservazioni, l’Europa e l’Italia sono pronte a sfidare i limiti attuali della fisica con un rivelatore di terza generazione, progettato per spingersi molto più in là nella sensibilità e nella precisione.
Massimo Carpinelli, direttore dell’European Gravitational Observatory, ricorda che celebrare il decennale della scoperta significa anche guardare al futuro, puntando all’ET come a una nuova pietra miliare della ricerca sulle onde gravitazionali in Europa. Per il fisico e membro dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) Fulvio Ricci, il progetto rappresenta un cambiamento epocale: “Realizzare l’Einstein Telescope ci permetterà di vedere più lontano, di cambiare il nostro ‘cannocchiale’ per osservare l’universo, proprio come avvenne con Galileo e successivamente con il telescopio spaziale Hubble”.
Il sito di Sos Enattos e le caratteristiche tecnologiche di ET
La scelta della Sardegna, e in particolare dell’area intorno alla miniera di Sos Enattos, non è casuale. Il sito è infatti caratterizzato da un basso rumore sismico, una scarsa presenza di falde acquifere e da rocce adatte alla costruzione di un laboratorio sotterraneo sicuro, elementi fondamentali per un interferometro che deve rilevare variazioni minime nello spaziotempo. La località, situata tra i comuni di Lula, Bitti e Onanì, offre inoltre grandi estensioni di territorio rurale a bassa densità abitativa, riducendo al minimo le interferenze antropiche e industriali.
L’Einstein Telescope sarà un’infrastruttura sotterranea di ultima generazione, con bracci lunghi 10 km – più del doppio rispetto agli attuali interferometri – disposti a triangolo per migliorare la capacità di rilevazione e misurazione della polarizzazione delle onde gravitazionali. Le ottiche saranno raffreddate a temperature criogeniche fra 10 e 20 K per ridurre il rumore termico, mentre tecnologie quantistiche avanzate limiteranno le fluttuazioni luminose.
Il progetto è frutto di una collaborazione internazionale sotto l’egida del European Framework Programme, e coinvolge istituti di ricerca di primo piano come il CNRS francese, l’INFN italiano, il NIKHEF olandese e diverse università britanniche. Il 2024 è l’anno previsto per la decisione definitiva sulla localizzazione del sito, con la Sardegna in competizione con un’area dell’Euroregione Mosa-Reno tra Paesi Bassi, Belgio e Germania.
Un nuovo orizzonte per l’astronomia multimessaggera
Secondo Roberto Ragazzoni, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Einstein Telescope aprirà uno scenario completamente nuovo per l’astronomia multimessaggera, integrando le osservazioni delle onde gravitazionali con quelle elettromagnetiche e di neutrini per svelare l’universo in modi finora impossibili. Negli ultimi dieci anni, la prima rivelazione delle onde gravitazionali ha dato origine a un “nuovo cielo” di sorgenti astrofisiche da esplorare, ma con l’ET si potrà andare oltre, osservando eventi e fenomeni a distanze e con dettagli mai raggiunti prima.
Il progetto ET si inserisce dunque in un contesto di grande fermento scientifico e tecnologico e rappresenta una straordinaria opportunità per l’Italia e l’Europa di guidare la ricerca fondamentale nei prossimi decenni. Sul territorio sardo e in tutta Italia, il progetto ha già prodotto iniziative culturali, educative e di divulgazione, coinvolgendo scuole, giovani ricercatori e cittadini, e facendo dell’Einstein Telescope non solo un simbolo scientifico, ma anche un motore di sviluppo e innovazione sociale.
In questa cornice, l’Italia si appresta a giocare un ruolo di primo piano, mettendo a disposizione competenze scientifiche di eccellenza e un sito unico al mondo per una sfida che potrebbe cambiare per sempre la nostra comprensione dell’universo.
