Roma, 18 febbraio 2026 – Un nuovo materiale biodegradabile, ottenuto dagli scarti della lavorazione dei gusci di gamberi e granchi, apre la strada a un possibile sostituto non inquinante della plastica. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications, è frutto della ricerca condotta da Javier Fernández e dal suo team presso l’Istituto di Bioingegneria della Catalogna, in collaborazione con l’Università di Tecnologia e Design di Singapore.
Gusci di gamberi: innovazione e sostenibilità
Il materiale innovativo si basa sul chitosano, un polimero naturale derivato dall’esoscheletro dei crostacei, noto per la sua struttura simile ai polimeri della plastica ma con proprietà biodegradabili. La novità consiste nell’incorporazione del nichel nella molecola di chitosano, che conferisce al materiale una resistenza all’acqua dinamica e attiva. Quando le pellicole realizzate con questo composto vengono a contatto con l’acqua, le molecole si riconfigurano diventando impermeabili, senza però compromettere la biocompatibilità del materiale.
Gli autori dello studio sottolineano come questo processo sia replicabile su scala industriale e non generi materiali di scarto, rappresentando un importante passo avanti nel superamento di uno dei principali limiti delle bioplastiche: la difficoltà di garantire una barriera efficace contro l’umidità.
Alternative alla plastica: un panorama in evoluzione
L’esigenza di sostituire la plastica tradizionale, derivata da risorse non rinnovabili e altamente inquinante, ha spinto la ricerca verso varie soluzioni alternative. Tra queste vi sono materiali bioplastici prodotti da fonti naturali come il latte, la corteccia degli alberi, e appunto i carapaci dei gamberetti, da cui si ricava il chitosano.
Altre alternative emergenti includono il PEF (polietilene furanoato), derivato dal legno, e l’Ecolactifilm, una pellicola solubile a base di proteine del latte, entrambe caratterizzate da elevata biodegradabilità e sostenibilità. Inoltre, sostanze come la cheratina e materiali innovativi come l’Arboform (“legno liquido”) offrono ulteriori possibilità per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e dei prodotti usa e getta.
La trasformazione dei gusci di crostacei in risorsa preziosa per la produzione di biopolimeri rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare, che contribuisce a valorizzare scarti altrimenti destinati a diventare rifiuti, e a promuovere uno sviluppo più sostenibile nel settore dei materiali.
Questa scoperta, supportata da un approccio radicalmente innovativo che vede i materiali interagire attivamente con l’ambiente anziché isolarsi da esso, potrebbe segnare un’importante tappa nella lotta all’inquinamento da plastica.






