Roma, 10 febbraio 2026 – La ricerca scientifica su Marte continua a offrire nuove prospettive sulla possibile presenza di composti organici sul pianeta rosso. Un recente studio pubblicato sulla rivista Astrobiology e guidato da Alexander Pavlov, del Centro di ricerca Goddard della NASA, ha evidenziato come i composti organici trovati su Marte non possano essere spiegati esclusivamente da processi geologici.
Analisi dei composti organici rilevati da Curiosity
Il rover Curiosity, che opera sul suolo marziano dal 2012, ha analizzato numerosi campioni di roccia e terreno nel cratere Gale. Nel marzo 2025, tra questi campioni, sono state individuate diverse molecole organiche, tra cui decano, undecano e dodecano, sostanze che sulla Terra sono generalmente associate ad attività biologica ma che potrebbero formarsi anche tramite processi geologici. Tuttavia, secondo lo studio guidato da Pavlov, la concentrazione di queste molecole organiche è troppo elevata per essere attribuita unicamente a cause geologiche o chimiche non biologiche.
Gli autori della ricerca sottolineano che questo non rappresenta una prova definitiva dell’esistenza passata di forme di vita su Marte, ma è un indicatore importante che richiede ulteriori approfondimenti, in particolare sulla velocità con cui tali molecole si accumulano nelle rocce marziane in condizioni ambientali estreme, caratterizzate da aridità estrema e radiazioni solari intense.
Difficoltà nella rilevazione di tracce biologiche su Marte
Parallelamente a queste scoperte, uno studio internazionale condotto in una delle regioni più aride della Terra, il deserto di Atacama, ha messo in luce le difficoltà di identificare tracce biologiche anche in ambienti estremi analoghi a quelli marziani. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, ha evidenziato che gli strumenti attualmente impiegati o in fase di progettazione per le missioni marziane potrebbero non essere sufficientemente sensibili per rilevare molecole organiche a livelli molto bassi presenti sulle rocce di Marte.
Questi risultati sottolineano l’importanza cruciale del ritorno di campioni da Marte alla Terra, dove le tecniche analitiche più sofisticate possono essere utilizzate per confermare l’eventuale presenza di biofirme.
Il pianeta Marte, quarto in ordine di distanza dal Sole, presenta una superficie arida e desertica, con caratteristiche geologiche che suggeriscono la presenza di acqua liquida nel passato. La missione di Curiosity e i successivi studi stanno progressivamente ampliando la nostra conoscenza del pianeta rosso e della sua capacità di sostenere la vita.





