Partiranno ad aprile in Belgio i primi test sull’uomo di un vaccino contro il virus Nipah, sviluppato da un team dell’Università di Tokyo. Si tratta di un passo importante nella lotta contro questo patogeno zoonotico, classificato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) tra le principali minacce emergenti per la salute globale.
Virus Nipah: caratteristiche e rischio sanitario
Il virus Nipah è stato identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia. Appartiene alla famiglia dei Paramyxovirus ed è noto per la sua elevata letalità, con un tasso di mortalità stimato tra il 40% e il 75%. La sua pericolosità deriva anche dalla capacità di compiere il salto di specie dagli animali all’uomo, con i pipistrelli della frutta come principale serbatoio naturale. Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con animali infetti, alimenti contaminati o tramite trasmissione interumana, soprattutto in ambienti familiari o sanitari. L’infezione può causare sintomi che variano da febbre e disturbi respiratori a gravi complicanze neurologiche come l’encefalite, spesso fatali.
Ad oggi non esistono terapie specifiche né vaccini approvati per il Nipah, rendendo la prevenzione l’unica arma efficace per contenere i focolai, che si sono ripetuti negli anni in paesi come India, Bangladesh, Malesia e Singapore.
Il vaccino MV-NiV: tecnologia e sperimentazioni cliniche
Il candidato vaccino, denominato MV-NiV, è sviluppato presso l’Istituto di Scienze Mediche dell’Università di Tokyo. Si basa su un approccio innovativo che utilizza un virus del morbillo vivo attenuato come vettore, all’interno del quale è inserito il gene G del virus Nipah, ceppo malese. Questo sistema stimola il sistema immunitario a riconoscere il virus Nipah, con un profilo di sicurezza già noto grazie all’esperienza con il vaccino anti-morbillo.
Dopo i promettenti risultati negli studi preclinici sugli animali, che hanno dimostrato risposte immunitarie umorali e cellulari efficaci e la protezione da infezioni letali, la sperimentazione clinica di Fase I coinvolgerà 60 volontari sani in Belgio, a partire da aprile 2026, per valutare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino. La Fase II, prevista per dicembre, si svolgerà in Bangladesh e coinvolgerà circa 300 persone tra i 18 e i 55 anni, in collaborazione con l’Università di Oxford, in una delle aree più esposte al virus Nipah.
L’avvio di questi test è accolto con favore dalla comunità scientifica internazionale, che vede nel progetto un esempio concreto di prevenzione anticipata contro le zoonosi emergenti, soprattutto in un contesto globale segnato da crescenti rischi di epidemie dovute a virus ad alto potenziale pandemico.


