Milano, 20 gennaio 2026 – Un recente studio internazionale, guidato dal genetista Mauro D’Amato, ordinario di Genetica Medica presso l’Università LUM di Puglia e referente del centro di ricerca spagnolo CIC bioGUNE, ha evidenziato un ruolo cruciale della vitamina B1 nella regolazione della motilità intestinale. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Gut, si è basata sull’analisi di dati genetici raccolti da oltre 260.000 individui di origine europea e asiatica, aprendo nuove prospettive nel trattamento di disturbi gastrointestinali come la stipsi e la sindrome dell’intestino irritabile.
Scoperte genetiche e ruolo della vitamina B1
Attraverso un ampio studio di associazione genome-wide (GWAS), sono state identificate 21 regioni del genoma umano che influenzano la frequenza dei movimenti intestinali. Alcuni geni coinvolti erano già noti per la loro funzione, come quelli regolanti gli acidi biliari, ma ben dieci loci sono stati scoperti per la prima volta. Particolare attenzione è stata data a due geni, SLC35F3 e XPR1, implicati nel trasporto e nell’attivazione della vitamina B1 nell’organismo. La correlazione tra questi geni e la motilità intestinale è stata convalidata attraverso l’analisi delle abitudini alimentari di oltre 98.000 persone registrate nella UK Biobank del Regno Unito.
I dati indicano che un apporto maggiore di vitamina B1, presente in alimenti come legumi, riso integrale, uova e frutta fresca o secca, è associato a una frequenza più elevata dei movimenti intestinali. Tuttavia, questa relazione varia a seconda delle varianti genetiche individuali che influenzano il metabolismo della vitamina.
Implicazioni cliniche e future ricerche
Secondo il professor D’Amato, queste scoperte gettano nuova luce sui meccanismi biologici alla base dei disturbi della motilità intestinale, che sono alla base di condizioni diffuse come la sindrome dell’intestino irritabile e la stitichezza. La ricerca genetica offre così nuove piste da approfondire tramite esperimenti di laboratorio e studi clinici mirati, con l’obiettivo di sviluppare trattamenti personalizzati basati sul profilo genetico e nutrizionale del paziente.
Questo studio rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione delle interazioni tra genetica, dieta e salute intestinale, confermando l’importanza della vitamina B1 come possibile target terapeutico per migliorare la qualità della vita di milioni di persone affette da disturbi gastrointestinali funzionali.
