Roma, 23 gennaio 2026 – Un importante passo avanti nella ricerca sulla sclerosi multipla è stato compiuto dall’équipe del laboratorio di Neuroimmunologia molecolare della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, guidata dalla professoressa Elisabetta Volpe. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation, ha messo in luce il ruolo dell’interleuchina 9 (IL-9) nel modulare la risposta infiammatoria nel sistema nervoso centrale, aprendo la strada a nuove terapie che potenziano i meccanismi anti-infiammatori naturali senza indebolire il sistema immunitario.
Il ruolo di IL-9 e degli astrociti nella neuroinfiammazione
La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune cronica che colpisce circa 144mila persone in Italia e milioni nel mondo. È caratterizzata da un’attivazione anomala del sistema immunitario che attacca la guaina mielinica delle cellule nervose, provocando neuroinfiammazione e danno neurologico. Attualmente, le terapie disponibili agiscono principalmente sopprimendo o modulando l’attività immunitaria, con il rischio di esporre i pazienti a infezioni e altri effetti collaterali legati all’immunosoppressione.
Lo studio condotto dalla Fondazione Santa Lucia ha analizzato come l’IL-9, una proteina immunitaria, influenzi l’attivazione degli astrociti — cellule chiave per la struttura e il funzionamento del sistema nervoso centrale. In condizioni patologiche, gli astrociti possono diventare reattivi e contribuire all’infiammazione. Il team di ricerca ha dimostrato che l’IL-9 può modulare questa reattività, stimolando meccanismi che riducono la neuroinfiammazione.
Verso terapie mirate e innovative
Secondo la professoressa Volpe, “il sistema immunitario non ha solo funzioni negative nella sclerosi multipla, ma può anche attivare meccanismi di spegnimento della neuroinfiammazione”. La possibilità di modulare in modo selettivo la risposta immunitaria, riprogrammando la reattività degli astrociti e di altre cellule coinvolte, rappresenta un passaggio cruciale per sviluppare terapie più efficaci e meno invasive.
Il progetto è stato finanziato dal Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane) e successivamente rifinanziato dalla Fondazione Aism.

