Roma, 2 aprile 2026 – Un’équipe di ricercatori del National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha identificato un nuovo oppioide, denominato DFNZ, che si distingue per la sua potenza analgesica unita a un profilo di sicurezza senza precedenti, soprattutto per quanto riguarda il rischio di dipendenza. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, apre nuove prospettive nel trattamento sia del dolore che del disturbo da uso di tali sostanze.
Un nuovo oppioide con meno rischi di dipendenza
Il DFNZ appartiene alla classe poco esplorata dei nitazeni, oppioidi sintetici che si legano selettivamente ai recettori μ-oppioidi, principali bersagli dei farmaci oppioidi nel cervello e nel sistema nervoso periferico. Questi composti erano stati abbandonati negli anni ’50 a causa della loro eccessiva potenza, ma il team del NIH ha rivisitato questa classe con l’obiettivo di progettare molecole con un profilo farmacologico più sicuro.
I test condotti su modelli animali hanno dimostrato che il DFNZ produce un effetto analgesico elevato senza indurre tolleranza, dipendenza o effetti di astinenza rilevanti. Tra i 14 sintomi classici di astinenza da tali sostanze, è stata riscontrata solo una lieve irritabilità nei ratti trattati. Inoltre, a differenza di sostanze note come eroina, morfina e fentanil, i topi smettono di cercare il farmaco quando questo non è più disponibile, segnalando un basso potenziale gratificante e quindi minore rischio di abuso.
Contesto farmacologico e confronto con l’ossicodone
L’ossicodone, uno degli oppioidi più comuni e potenti attualmente in uso, è un agonista puro dei recettori μ-oppioidi ed è ampiamente impiegato per il trattamento del dolore moderato-grave, soprattutto in oncologia. Si tratta di un oppioide semisintetico con una potenza simile alla morfina e presenta comunque rischi di dipendenza e tolleranza, che rendono necessaria una gestione attenta del paziente.
Il DFNZ si distingue per la sua capacità di fornire analgesia efficace senza gli effetti collaterali tipici degli oppioidi tradizionali, rappresentando così un potenziale rivoluzionario nella terapia del dolore e nella gestione della dipendenza da oppioidi. Secondo Michael Michaelides, autore dello studio, il farmaco potrebbe diventare un’alternativa preferibile agli attuali agonisti degli oppioidi, riducendo significativamente il rischio di dipendenza.
Questa scoperta segna un passo avanti significativo nella ricerca di oppioidi più sicuri, in un contesto in cui l’uso e l’abuso di questi farmaci rappresentano una criticità globale.






