Pisa, 16 gennaio 2026 – Il digiuno intermittente, noto per i suoi effetti sulla perdita di peso, sta rivelando sorprendenti benefici anche per la salute del cervello, come confermato da recenti studi condotti da un gruppo di ricercatori italiani e internazionali. In particolare, una ricerca pubblicata su Acta Physiologica ha evidenziato il ruolo chiave del succinato, una molecola coinvolta nel metabolismo cellulare, come mediatore degli effetti positivi di questo regime alimentare su metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale, soprattutto in soggetti obesi.
Il ruolo del succinato e il collegamento tra metabolismo e cervello
Il succinato, un acido dicarbossilico, è emerso come un elemento cruciale nel collegare i benefici del digiuno intermittente non solo alla perdita di peso e alla regolazione metabolica, ma anche alla modulazione dell’infiammazione cerebrale e dei disturbi comportamentali associati all’obesità. La coordinatrice dello studio, Paola Tognini, ricercatrice presso il Centro Health Science della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sottolinea come la modulazione mirata del succinato potrebbe diventare una strategia terapeutica avanzata per prevenire malattie metaboliche, disturbi dell’umore e declino cognitivo, superando gli effetti della semplice restrizione calorica.

L’indagine ha utilizzato modelli sperimentali murini con obesità indotta da diete ricche di grassi, confrontando gli effetti di una dieta bilanciata con quelli del digiuno intermittente. I risultati hanno mostrato miglioramenti significativi nel comportamento esplorativo e una riduzione dell’ansia, accompagnati da una riduzione dell’infiammazione cerebrale. La professoressa Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e coideatrice dello studio, ha evidenziato come l’analisi metabolomica abbia permesso di identificare una firma metabolica specifica legata al digiuno intermittente: una diminuzione del succinato nel plasma e un aumento nel fegato e nel tessuto adiposo bruno.
Digiuno intermittente e funzionalità cerebrale: evidenze da studi internazionali
Parallelamente, studi condotti negli Stati Uniti dal neuroscienziato Mark Mattson e dal suo team al National Institute on Aging hanno confermato che il digiuno intermittente stimola la crescita neuronale e la formazione di sinapsi nei topi, migliorando attenzione, memoria e apprendimento. Il meccanismo principale coinvolge la produzione di corpi chetonici, come la β-idrossibutirrato, derivanti dal metabolismo dei grassi, che agiscono come neuroprotettori e favoriscono la produzione di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor), essenziale per la salute neuronale.
Mattson, che pratica personalmente il digiuno intermittente da oltre tre decenni, sottolinea come il digiuno aumenti la funzionalità cerebrale inducendo uno stato metabolico di “sopravvivenza” che migliora l’efficienza mentale e la resilienza neuronale. Tuttavia, egli precisa che semplicemente ridurre le calorie senza prolungare i periodi di digiuno non produce gli stessi effetti benefici, poiché è proprio la transizione energetica che attiva queste risposte neuroprotettive.
Implicazioni cliniche e prospettive future
L’obesità, con un’incidenza che in Italia coinvolge quasi la metà della popolazione adulta, rappresenta un grave fattore di rischio non solo per malattie cardiometaboliche come diabete e ipertensione, ma anche per disturbi cognitivi e neurodegenerativi. Le ricerche di Tognini e Gastaldelli, attraverso un approccio multidisciplinare che combina metabolomica, studi sul microbiota intestinale e tecniche di imaging avanzato, mirano a sviluppare nuove terapie personalizzate capaci di modulare il metabolismo e la neuroinfiammazione.
Nonostante i progressi, restano da approfondire le implicazioni del digiuno intermittente nell’uomo, soprattutto in termini di durata e modalità di applicazione. Gli studiosi avvertono sull’importanza di un approccio personalizzato e della supervisione medica per evitare rischi e massimizzare i benefici di questa pratica alimentare che, oltre a favorire la perdita di peso, si conferma promettente anche per la protezione e il miglioramento delle funzioni cerebrali.






