Per secoli evocata come una delle malattie più temute e stigmatizzanti, la lebbra esiste ancora oggi, anche se in forme e contesti molto diversi rispetto al passato. Si tratta di una patologia infettiva cronica che, grazie ai progressi della medicina, è ormai curabile se diagnosticata in tempo. Comprendere che cos’è, come si trasmette e quali sono i sintomi resta fondamentale per superare pregiudizi e riconoscere precocemente i segnali della malattia.
Che cos’è la lebbra
La lebbra, nota anche come morbo di Hansen, è un’infezione cronica causata dal Mycobacterium leprae, un batterio caratterizzato da un’elevata capacità di diffusione ma da una patogenicità relativamente bassa. L’infezione colpisce in primo luogo il sistema nervoso periferico, in particolare i nervi periferici, e successivamente può interessare la pelle, altri tessuti dell’organismo e, nei casi più avanzati, anche le vie respiratorie superiori.
Come agisce la malattia sull’organismo
In passato la lebbra era considerata altamente contagiosa, incurabile e inevitabilmente mutilante. Oggi si sa che l’evoluzione è lenta e progressiva. Il batterio può danneggiare nervi, ossa, muscoli e articolazioni, con conseguenze che si manifestano nel tempo. A livello cutaneo possono comparire macchie, papule, placche, noduli e lepromi, cui possono seguire distruzione dei tessuti e ulcerazioni. Oltre alla pelle e ai nervi periferici, la malattia può coinvolgere le mucose delle vie respiratorie superiori e gli occhi.
Come avviene il contagio
La trasmissione della lebbra è legata principalmente all’esposizione prolungata ai fluidi corporei emessi per via aerea da una persona infetta, come le goccioline di saliva disperse con tosse o starnuti. Il contagio non è immediato: il decorso è molto lento e il periodo di incubazione del batterio può durare in media tra i cinque e i sette anni, arrivando in alcuni casi anche a dieci anni. I contatti brevi e occasionali comportano un rischio molto basso; la trasmissione avviene soprattutto in ambito familiare o convivente, dopo esposizioni strette e prolungate.
I sintomi della lebbra
La sintomatologia varia in base alla forma della malattia, ma uno dei primi segnali è spesso una sensazione di intorpidimento, legata al coinvolgimento dei nervi periferici. Possono comparire macchie cutanee più chiare rispetto al colore naturale della pelle, lesioni pigmentate che non guariscono per mesi, debolezza muscolare e perdita della sensibilità al tatto, al dolore e al calore. Con il progredire della malattia possono insorgere complicanze importanti, come danni oculari fino a cecità o glaucoma, deformazioni del volto, lesioni nasali permanenti con sanguinamenti frequenti, ridotta funzionalità degli arti, insufficienza renale cronica e disfunzione erettile.
Le principali forme di lebbra
La lebbra non si presenta in un’unica forma clinica. Esistono varianti diverse, che riflettono il grado di risposta immunitaria dell’organismo al Mycobacterium leprae. Tra queste rientrano forme maculate con chiazze ipopigmentate, forme indeterminate spesso iniziali e instabili, varianti borderline intermedie, forme tubercoloidi tipiche di soggetti con buona immunità cellulare e forme lepromatose, più diffuse e associate a una ridotta risposta immunitaria.

Esistono inoltre varianti rare o particolari, come la lebbra di Lucio, osservata soprattutto in alcune aree dell’America Centrale, o forme subcliniche, in cui l’infezione è rilevabile solo con test immunologici e non dà manifestazioni evidenti.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi della lebbra è generalmente possibile grazie a caratteristiche cliniche ben riconoscibili. La valutazione si basa sulla storia clinica del paziente e sull’esame obiettivo, che può evidenziare lesioni cutanee tipiche, ispessimento dei nervi periferici, debolezza muscolare e perdita di sensibilità. La conferma definitiva avviene in laboratorio, attraverso l’analisi microscopica di campioni di tessuto cutaneo prelevati con biopsia, nei quali viene identificata la presenza del batterio.
Terapia, diffusione e prognosi
Il trattamento della lebbra è di tipo antibiotico e prevede l’associazione di più farmaci somministrati per periodi prolungati, che possono durare mesi o anni. Gli antibiotici bloccano la progressione dell’infezione e rendono rapidamente il paziente non contagioso, ma i danni nervosi già instaurati e la perdita di sensibilità sono in genere irreversibili. Non esiste attualmente un vaccino specifico contro la lebbra.
Negli anni Novanta il numero globale di casi è diminuito drasticamente, passando da milioni di persone infette a circa 249.000 nuovi casi registrati nel 2008. L’Organizzazione mondiale della sanità individua ancora aree endemiche in 91 Paesi, soprattutto in India, Africa subsahariana, Sud America e Sud-est asiatico. Se la malattia viene diagnosticata e trattata precocemente, la prognosi è favorevole. La disponibilità di terapie efficaci ha permesso di superare l’isolamento sociale che per secoli ha colpito i malati, rendendo possibile la cura in ambito ambulatoriale senza necessità di ricovero.
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