Roma, 13 gennaio 2026 – L’influenza K, variante mutata del ceppo influenzale H3N2 che sta caratterizzando la stagione invernale 2025/2026, continua a manifestare un’incidenza significativa in diverse regioni italiane, tra cui Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Il sistema di sorveglianza nazionale RespiVirNet ha rilevato circa 7,5 milioni di casi confermati, con un’incidenza particolarmente alta nella fascia pediatrica 0-4 anni, che registra oltre 37 casi ogni 1.000 assistiti.
Sintomi e caratteristiche dell’influenza K
L’influenza K si distingue per la sua aggressività non solo sulle vie respiratorie ma anche sul sistema gastrointestinale, con sintomi quali nausea intensa, vomito ricorrente e disturbi intestinali prolungati. La febbre alta e persistente per diversi giorni, i dolori muscolari e articolari diffusi, insieme a una marcata sensazione di affaticamento, rappresentano il quadro clinico tipico che limita fortemente le attività quotidiane dei pazienti. Dal punto di vista epidemiologico, questa variante si mantiene contagiosa fino a dieci giorni dall’esordio dei sintomi, sottolineando la necessità di adottare misure preventive rigorose.
Farmaci consigliati per il trattamento del virus
Gli esperti rimarcano che gli antibiotici sono inefficaci e dannosi in caso di infezioni virali come l’influenza, e il loro uso deve essere limitato a complicazioni batteriche verificate. Secondo il virologo Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il paracetamolo rimane il farmaco di prima scelta per la gestione della febbre, essendo un antipiretico efficace e sicuro se assunto secondo le dosi raccomandate (500–1000 mg ogni 4-6 ore, fino a un massimo di 4.000 mg nelle 24 ore per adulti sani).
In presenza di dolori muscolari e infiammazioni delle vie aeree, si può ricorrere a farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene o ketoprofene, sempre valutando il profilo di rischio individuale, in particolare per pazienti con problematiche cardiovascolari, renali o gastriche. L’uso di corticosteroidi è sconsigliato in assenza di indicazioni specifiche, poiché potrebbero indebolire il sistema immunitario. Per la tosse persistente o fastidiosa, si suggeriscono soppressori come il destrometorfano o mucolitici quali guaifenesina e aceticisteina.
Consigli di prevenzione e gestione dei sintomi
Oltre alla terapia farmacologica, il riposo e una corretta idratazione sono fondamentali per il recupero. Gli specialisti raccomandano inoltre di evitare di coprirsi eccessivamente in caso di febbre alta, per facilitare la dispersione termica e prevenire fenomeni di sudorazione eccessiva seguiti da bruschi raffreddamenti. Nei bambini, è utile alleggerire l’abbigliamento e utilizzare impacchi con alcol denaturato per abbassare la temperatura corporea.
La vaccinazione antinfluenzale rimane la strategia più efficace per evitare forme gravi e ridurre la diffusione del virus. Con il picco influenzale previsto entro fine gennaio, le autorità sanitarie sottolineano l’importanza di misure comportamentali come il distanziamento sociale in presenza di sintomi, l’uso della mascherina soprattutto in ambienti affollati o con soggetti fragili, il lavaggio frequente delle mani e il rispetto delle norme igieniche respiratorie.
In caso di sintomi gravi o complicanze (difficoltà respiratorie, dolore toracico, disidratazione severa), è indispensabile rivolgersi tempestivamente al medico o al pronto soccorso. Particolare attenzione va riservata a categorie vulnerabili come anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e immunodepressi, per i quali può essere indicata anche una terapia antivirale specifica, da iniziare entro le prime 48 ore dall’insorgenza dei sintomi.
